Cronache

Sparò al ladro che entrò nel suo fondo agricolo: il processo è da rifare

Lo hanno decretato cinque giudici della Corte di Cassazione di Roma. Alla base della decisione, molto probabilmente, vi sono vizi procedurali

Sparò al ladro che entrò nel suo fondo agricolo: il processo è da rifare

Nella notte del 26 agosto 2015 Michele Marchese - 52enne di Castelluccio Valmaggiore - udì alcuni rumori provenire dal suo fondo agricolo in località 'Case Rotte' in agro di Troia, lungo la Sp 125 che collega la città a Faeto. Insospettitosi, imbracciò il fucile e sparò alla schiena del cerignolano Antonio Diciomma, 67 anni, reo di essersi introdotto nella sua proprietà con l'intento di rubare. I militari sostennero che assieme alla vittima vi fossero anche altre tre persone fuggite poi nei campi dell'azienda avicola. Lo stesso Marchese, ricostruendo l'accaduto, affermò di aver esploso colpi di fucile dal balcone della sua camera e che il suo unico obiettivo era quello di spaventare i ladri già altre volte introdottisi nel fondo agricolo.

Secondo il verdetto di primo grado emesso tra il 2017 e il 2018 dalla Corte D'Appello di Bari, la morte del presunto ladro fu omicidio colposo e non volontario, come invece sostiene la controparte. Ora, tuttavia, il processo è da rifare. Lo hanno decretato cinque giudici della Corte di Cassazione di Roma, annullando con rinvio la sentenza. Alla base della decisione della Suprema Corte, molto probabilmente, ci sono vizi procedurali. Contro l'ultimo verdetto ci fu un ricorso in Cassazione della Procura generale di Bari secondo cui, quando Marchese sparò i colpi, si prefigurò la possibilità di uccidere l'intruso e per tale motivo era giusto parlare di omicidio volontario.

Nel 2015 a sostegno dell'imputato nacque un Comitato spontaneo di agricoltori con gli obiettivi di raccogliere fondi per la battaglia legale dell'imprenditore e di fare luce sulle serie problematiche vissute quotidianamente dai proprietari e dai lavoratori delle aziende agricole della Capitanata. In attesa di leggere le motivazioni della Corte di Cassazione, Gianluca Ursitti - legale di Marchese - ribadisce che si deve ripartire dalla Corte d'Assise e da una chiara sentenza di omicidio colposo.

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