Sticker, nuova frontiera di bullismo e razzismo

Le faccine delle chat possono essere modificate, per inviare messaggi razzisti, o che esprimono violenza di genere e contro le minoranze

Sembrava un gioco, un modo divertente per esprimere opinioni e comunicare con i propri contatti. Eppure gli sticker possono anche costituire una minaccia.

Si tratta di adesivi virtuali, diventati sempre più utilizzati, che possono anche essere modificati all'occorrenza. Soprattutto i più giovani sanno che è possibile dare alla faccina le proprie sembianze o quelle dei propri conoscenti. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, però, gli sticker possono essere trasformati in vignette offensive, a sfondo pornografico, razzista e offensivo, grazie ad alcuni programmi. Si tratta della nuova frontiera del cyberbullismo, difficile da prevedere e da contrastare per gli agenti della polizia postale.

Fino ad ora sono 7 i minorenni denunciati, tra Toscana, Basilicata e Sardegna, per l'uso degli sticker come strumenti di odio, violenza e presa in giro. Ma la minaccia non risiede solamente nel cyberbullismo. A preoccupare è anche l'utilizzo che potrebbero farne i pedofili, usando la nuova arma per mettersi in contatto con ragazzini e ragazzine, per adescarli. Difficile arginare il fenomeno appena nato, ancora poco prevedibile, soprattutto da un punta di vista tecnico. "È la conferma che la Rete è sempre di più un terreno dove ci sono tutte le declinazioni criminali della vita reale- ha dichiarato al Corriere il direttore del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni, Nunzia Ciardi-Il mutamento estremo di questi fenomeni ci costringe a essere sempre vigili, a scoprire nuove fattispecie giuridiche. Non ci si rende conto di quanto siano pericolosi".

Per far fronte a questa minaccia è necessario che intervengano i genitori: "L'adulto non deve mai arretrare di fronte ad ambienti che non comprende- spiega Ciardi- Deve sempre cercare il dialogo, essere un riferimento, bilanciare la minaccia, spiegando ai figli quali sono i comportamenti corretti e quelli sbagliati". Infatti, nessuno può realmente sapere cosa fanno i ragazzi con i telefonini. "Da parte nostra - conclude il direttore del Servizio di polizia postale-ogni giorno siamo nelle scuole per parlare con i ragazzi, non è nel nostro Dna, ma lo facciamo perché la prevenzione è fondamentale". E sembra che gli avvertimenti funzionino e le segnalazioni inizino ad arrivare.

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