Tatuaggi e soldi: la bella vita del killer clandestino

Il gip ha convalidato il fermo del 30enne albanese Emirjon Margjini, l’uomo accusato di aver ucciso l’architetto Mottura durante un tentativo di furto

Tatuaggi e soldi: la bella vita del killer clandestino

Faceva una bella vita il killer clandestino accusato di aver ucciso l’architetto Roberto Mottura durante un tentativo di furto. Nella mattinata di ieri il giudice per le indagini preliminari, Giulio Corato, ha convalidato il fermo del 30enne albanese Emirjon Margjini: “Vista l'inquietante ostentazione di un modello di vita criminale, il compimento di un fatto di inaudita gravità, la possibilità che possano reiterare le condotte e il pericolo concreto di fuga si ritiene che la misura carceraria sia l'unica necessaria a contenere la pericolosità sociale”.

Era la notte tra l'8 e il 9 giugno scorsi quando il clandestino è entrato nella casa del professionista, torinese di 49 anni, sita in via del Campetto 33 a Piossasco, comune in provincia di Torino, e aveva ucciso a sangue freddo Mottura davanti agli occhi della moglie e del figlio. Nonostante l'intervento tempestivo dei soccorsi, l’architetto era morto per una ferita letale all'arteria femorale per mano del 30enne. Per il suo omicidio sono stati fermati altri due albanesi, accusati di concorso in omicidio, Mergimi Lazri 24 anni e Flaogert Syla di anni 26, “Gery” per la gang dei furti, i cui fermi sono stati convalidati dal gip Rosaria Dello Stritto del tribunale di santa Maria Capua a Vetere.

Soldi e armi sul profilo Facebook

Il presunto killer fa bella mostra delle sue foto con tatuaggi e armi sulla sua pagina Facebook. Margjini, chiamato “Mari”, sul profilo ha immagini di armi, pistole e fucili, oltre che di tatuaggi, tra gli altri una Madonna con le mani giunte, una tigre sul polpaccio, un’aquila a due teste sulla schiena, simbolo e bandiera della sua terra natale, l’Albania. Il clandestino in una foto imbraccia un fucile, in un’altra una pistola calibro 22, come quella utilizzata per sparare e uccidere l’architetto. E poi soldi, diverse banconote da 500 euro accanto a 3 iPhone. È sposato con Alexandra, dalla quale ha avuto un figlio che ora ha cinque anni. Come riportato da La Stampa, poche ore dopo l’omicidio Margjini ha confidato al suo connazionale Snalla Bukarosh: “È successo un casino eravamo in tre e uno ha sparato a una persona. Mentre stavamo rubando è arrivato il padrone e Rosh l'ho fatta io sta cazzata, l'ho ammazzato io”. Davanti al pubblico ministero, Roberto Furlan, Rosh racconta tutto. Riporta parola per parola la confessione udita dal killer, un modo per tirarsi fuori e assicurare: “Con questa storia non c'entro niente, dottore”. Quello stesso giorno, un trojan installato sul cellulare di due albanesi che stanno ospitando Margjini registra un dialogo avvenuto su una Renault Clio. I due parlano del presunto killer: “Ma che cazzo, cosa ha capito ad ammazzare la gente!”.

Tracciato ogni spostamento del clandestino

La notte in cui Mottura è stato ucciso il suo telefonino aggancia la cella “Bivio di Cumiana” all'1.31, che si trova a 5,36 km dalla casa dell'architetto. Poi il segnale si spegne per 4 ore, per tornare a pulsare input di traffico alle 5.34 sulla cella “Via del Viol” di Volvera. Alle 5.56 è a Vinovo, alle 6.07 a Venaria Reale poi nella casa dove si era rifugiato da alcuni giorni con i complici in strada del Bramafame. Ogni spostamento viene tracciato dai carabinieri. Nel decreto di fermo agli atti dell'indagine si legge: “Tutte e tre le utenze attivano celle comprese tra Orbassano Piossasco, Carignano, Vinovo, Candiolo, Cumiana, Roletto e Piobesi: non producono alcun traffico tra le 2,40 e le 5.20 di quella notte per riaccendersi alle 5.30”. Motturo è stato ucciso verso le 4. Per quanto riguarda Lazri e Syla scrivono i militari che“non vi è dubbio che fossero giunti a Torino per ‘fare dei lavori’ e avessero trovato dimora in strada del Bramafame 42”.

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