Quel tentativo disperato di papa Francesco per la pace in Ucraina

Papa Francesco, assieme agli ortodossi ucraini e con la sponda del patriarca russo-ortodosso Kirill, aveva organizzato un'evacuazione a Mariupol. Ma i russi hanno continuato a bombardare e la "missione segreta" del pontefice è saltata

Quel tentativo disperato di papa Francesco per la pace in Ucraina

La diplomazia di papa Francesco ha provato ad intervenire sulla guerra in Ucraina sottotraccia, senza che quasi nessuno se ne accorgesse: stanno emergendo dettagli su come il Vaticano, con la partecipazione della Chiesa ortodossa di Mosca guidata dal patriarca Kirill, avesse organizzato una missione di rappresentanti ecclesiastici a Mariupol, una visita che avrebbe dovuto comportare un'evacuazione.

Sarebbe stato un incredibile risultato, tanto sotto il profilo delle relazioni internazionali quanto rispetto al dato simbolico, che non ha tuttavia avuto seguito a causa della volontà bellica russa che non ha inteso assecondare la volontà delle due Chiese.

Tutto - come riporta un articolo de L'Espresso pubblicato da Dagospia - sarebbe dovuto succedere attorno alla fine di marzo scorso: una delegazione cattolica ed una ortoddosa sarebbero dovute essere artefici di una localizzata visita di pace, peraltro in una delle città più vessate dal conflitto scatenato da Vladimir Putin. Ma i russi non hanno mai voluto cessare il fuoco e così non se n'è fatto niente. Sulla fonte, vengono anche citati i virgolettati del nunzio che avrebbe dovuto guidare la missione.

Nel corso delle ultime settimane, si è molto discusso del "perché" Jorge Mario Bergoglio abbia deciso di non chiudere i rapporti con il patriarca Kirill, che ha preso le parti dello "Zar" rispetto alla guerra in Ucraina e che con una serie di sermoni ha anche tagliato la narrativa bellica sull'identità del Donbass e sulla necessità che le zone russofone non cedano alle sirene culturali dell'Occidente. Ecco che, tramite l'Espresso, si scopre come il pontefice argentino avesse usato proprio la sponda di Kirill per organizzare l'evacuazione che poi non è riuscita.

Nel frattempo, nelle sacre stanze si continua a riflettere sul da farsi: l'incontro tra Bergoglio e Kirill è ormai saltato, come lo stesso ex arcivescovo di Buenos Aires ha ammesso. Il rischio paventato risiede nella "confusione" che un summit di quel tipo avrebbe scatenato, magari pure in termini di propaganda di questa o di quella parte. Della visita a Kiev, inoltre, si parla ormai di rado: un segno di come possa essere molto complesso, considerata anche l'escalation, decidere quale mossa possa contribuire più di altre alla pacificazione, che resta l'unico obiettivo della Santa Sede.

Intanto un altro protagonista dell'organizzazione della missione saltata - quella a Mariupol -, ossia il cardinale e segretario di Stato Pietro Parolin, ha invitato la politica internazionale a tornare allo "spirito di Helsinki": "C'è bisogno dello spirito che l'allora presidente del Consiglio Aldo Moro interpretò a Helsinki nel 1975, andando oltre la logica dei blocchi e coinvolgendo tutte le nazioni. Durante quella Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa Est ed Ovest si unirono sulla via della distensione, e permettetemi di ricordare, a questo proposito, il ruolo svolto allora dalla Santa Sede e dalla delegazione guidata dal futuro cardinale Agostino Casaroli".

E ancora: "La pace è nell'interesse dei popoli, la sicurezza internazionale è nell'interesse di tutti. Oggi c'è bisogno di ritrovare quello spirito, c'è bisogno di una nuova Conferenza di Helsinki", ha dichiarato il cardinale, così come ripercorso dall'Adnkronos.

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