Ricostruzione post-sisma, sindaci delle zone terremotate: "Errani ha ragione"

Aleandro Petrucci e Sergio Pirozzi, rispettivamente primi cittadini di Arquata e Amatrice, confermano le parole del commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma

"Bisogna darsi un'altra governance sennò non ce la faremo. Non mi interessano le polemiche sui giornali, ma non esiste il fatto che per cominciare a fare le casette, che non è ciò che devo fare io, si attenda il fabbisogno definitivo. Non e-si-ste!". Le parole del commissario straordinario alla ricostruzione post-terremoto, Vasco Errani, trovano conferma nel sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, e in quello di Arquata, Aleandro Petrucci.

L'ammissione da parte di Errani del fallimento del governo in merito alle zone terremotate è stata registrata dal settimanale Panorama lo scorso 5 febbraio, durante un incontro ad Ancona con gli amministratori locali del centro Italia. A confermare quanto denunciato dal commissario sono proprio i sindaci che amministrano i paesi colpiti dal sisma. Contattato dall'Huffigton Post il sindaco di Arquata, Aleandro Petrucci, racconta: "Errani tutti i torti non li ha. Ci sono ritardi da parte delle regioni, tempi lunghi. I tempi si stanno allungando e se ciò che ha detto può servire da sprone ha fatto bene a dirlo. Se invece lo diciamo noi sindaci veniamo richiamati dall'alto. Io mi sento trascurato". Per quanto riguarda le casette, Petrucci aggiunge: "Forse tra un po', tra dieci giorni vedremo la prima, ma un conto è mettere le casette, un conto è abitarle", spiega Petrucci, che aggiunge: "Ad Arquata devono costruire sei villaggetti e ancora non hanno detto se l'area va bene. Quando si faranno le gare di urbanizzazione? Se non costruiscono le casette non tornano gli alunni e le famiglie. È finito il territorio".

Fa eco Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice: "Oggi mi fa piacere che, quello che avevo detto tre mesi fa, viene fuori. Ho sempre detto che nella fase di emergenza un uomo solo al comando non basta, serviva una task force e invece niente. In tempi di guerra ci vogliono procedure di guerra. Noi stiamo andando avanti con tante difficoltà". Specifica poi Pirozzi: "Ci sono 32 cantieri aperti, ma su alcune procedure, l'ho detto in tempi non sospetti, la catena è farraginosa. La vera partita non sono le casette è il fatto che tutto quel mondo delle micro imprese potranno vivere solo se ci sarà l'esenzione delle tasse e dei contributi. Mi aspetto un provvedimento ad hoc per una no tax area". Secondo il sindaco, "il commissario ha voluto gettare un sasso nello stagno, per smuovere il governo perché qualcosa non sta funzionando".

Altre proteste arrivano dal sindaco di Accumoli, Stefano Petrucci: "Non credo proprio che un'emergenza si affronti in questo modo, tutto quello che era stato richiesto dai territori non è stato fatto. Avevamo richiesto una sburocratizzazione delle procedure di emergenza, e ci sentiamo dire che manca ancora questa o quella norma per ogni iniziativa finalizzata alla ricostruzione; avevamo chiesto un rapido sgombero delle macerie, e invece il nostro Comune, con tutte le sue frazioni, è ancora come era il primo novembre, dopo il terremoto che ha raso al suolo il paese; abbiamo chiesto una velocizzazione del recupero dei beni nelle abitazioni inagibili e constatiamo con rammarico che i vigili del fuoco sono costretti ad attendere le varie liberatorie per operare; dei cimiteri si è già tristemente detto. Certo, di questo passo neanche tra 20 anni qui ci sarà un barlume di ricostruzione". Petrucci ripete poi la frase pronunciata all'indomani dei nuovi fenomeni sismici del 18 gennaio: "Non si può combattere una guerra con archi e frecce".

Giuliano Pazzaglini, sindaco di Visso (Macerata), paese dove il terremoto del 30 ottobre ha reso inagibili il 90 per cento degli edifici cittadini, chiese e musei compresi, costringendo all'esodo forzato il 90 per cento dei mille abitanti, dichiara: "Le parole di Errani corrispondo al quadro reale delle condizioni presenti di molti centri, a cominciare dal mio. Lo dimostrano i ritardi nella consegna delle stalle, quelli per le casette, l'abbandono di centinaia di residenti lasciati al gelo nelle roulotte con 15 gradi sottozero, e i problemi degli allevatori, quelli burocratici, quelli delle imprese. Le questioni sul tappeto sono vaste" - aggiunge il sindaco di Visso - "ma secondo me l'errore più grande che è stato fatto è quello di aver diviso il coordinamento dell'emergenza in due organismi: quello commissariale e quello competente, della Protezione civile. Da qui, sono originati i problemi maggiori nella fase successiva". Per Pazzaglini, che si è assunto la responsabilità diretta di richiedere 225 casette per i suoi cittadini senza aspettare i tempi ordinari, per uscire dall'emergenza "occorre stanziare maggiori risorse per favorire il rilancio delle attività commerciali e produttive dei paese terremotati, snellendo le procedure per ogni programma di ripresa sul campo, e riportando lavoro insieme alle persone nei luoghi di origine e residenza".

Più cauto Michele Franchi, vicesindaco di Arquata del Tronto, paese montano dell'Ascolano che ha avuto due frazioni totalmente rase al suolo, Pescara del Tronto ad agosto, e il borgo omonimo ad ottobre, con 51 morti. "Quello di Errani è un monito, una sferzata verso tutte le istituzioni e i soggetti operanti sul territorio affinchè cambino passo negli interventi da attuare e programmare, superando le difficoltà attuali e impostando un percorso di ricostruzione". "I problemi esistenti sono ancora molti", ha riconosciuto, "ma per affrontarli e risolverli è necessario che si lavori tutti insieme per un unico obbiettivo, senza divisioni e contrasti". "Ora bisogna accelerare, e con il ritorno della bella stagione non vi sono più giustificazioni per nessuno", ha insistito Franchi.

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