Il terrorista che voleva colpire l'Italia era già stato espulso nel 2002

Il marocchino Mouner El Aoual era entrato in Italia clandestinamente nel 2008. Nel 2012 era stato espulso, ma era rimasto ospite di una famiglia torinese

Il terrorista che voleva colpire l'Italia era già stato espulso nel 2002

Si definiva il portavoce ufficiale dello Stato islamico in Italia, divulgava le notizie dell'agenzia dell'Isis Amaq, promuoveva online l'ideologia della jihad con il profilo Facebook "Salah Deen", e in chat dava consigli di combattimento agli aspiranti terroristi. Per la procura di Torino progettava attivamente un attentato nel nostro Paese ed era pronto ad agire. Peccato che Mouner El Aoual, il 29enne marocchino arrestato ieri pomeriggio dai carabinieri del Ros di Torino, era già stato espulso nel 2012 per iniziativa di Prefettura e Questura di Trieste.

Come ricostruisce la Stampa, l'ordine di lasciare "entro sette giorni il territorio nazionale" risale del 13 novembre 2012. Questa data "rappresenta l'ultimo momento di contatto" tra l'aspirante terrorista e le forze dell'ordine. Tanto che, come ricostruiscono gli inquirenti, "è soggetto illegalmente soggiornante in Italia dal 2008, sprovvisto di qualsiasi documento del Paese di origine". Eppure, per il gip del capoluogo piemontese si tratta di "un soggetto estremamente pericoloso" che svolgeva "un'importante opera di proselitismo e incitamento ad azioni violente" e che, "per intenti e personalità", presentava "un altissimo rischio di passare direttamente all'esecuzione di tali gravi atti di violenza".

El Aoual era arrivato in Italia in modo irregolare nel 2008 e, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti coordinati dal procuratore Armando Spataro, era riuscito a conquistarsi la fiducia di due italiani, madre e figlio, tanto da "farsi ospitare per nove anni e da essere da loro considerato quasi alla stregua di un figlio adottivo". Dal settembre 2016 era tenuto sotto controllo dalle forze dell'ordine, dopo che era stato scoperto a diffondere immagini di propaganda dell'Isis su Facebook. Ma la sua opera di reclutamento avveniva soprattutto attraverso una chat room sul social network Zello, dove si presentava con il nickname "ibn dawla7" ("figlio dello Stato" islamico).

Nelle conversazioni El Aoual si augurava che gli eventuali "traditori" venissero messi "nello spiedino del kebab" e dati ai cani "dopo averli arrostiti". In altri messaggi invitava a fare il jihad "sgozzandoli con un coltello, bruciandoli e facendoli a pezzi e rendendo le loro vite impossibili". Ai combattenti, El Aoual dava consigli come "taglia la testa del Kafir, brucialo, annegalo, colpiscilo con il coltello, fallo esplodere, fai quello che vuoi, il sangue del Kafir non è Halal".

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