Trasloco e urne

Sulla strada che da palazzo Chigi porta al Quirinale c'è un cartello che molti fingono di ignorare

Trasloco e urne

Sulla strada che da palazzo Chigi porta al Quirinale c'è un cartello che molti fingono di ignorare. Ci sono scritte solo due parole: elezioni subito. Non se ne parla più di tanto perché si ha paura a farci i conti o, forse, a tanti non conviene. La consapevolezza serve però a mettere le cose in chiaro. Mario Draghi presidente della Repubblica non sarà un elemento di equilibrio. Non è un modo diverso per garantire l'Italia davanti all'Europa. Non sarà una supplenza. Non è lo stesso percorso visto da un punto più alto. È semplicemente l'inizio di una nuova partita, dove tutto torna in discussione.

Il governo Draghi nasce come un'anomalia. È la risposta politica a un'emergenza sanitaria, sociale ed economica. È il ricorso all'uomo della provvidenza. È solo con questo sentimento che può nascere una maggioranza che, in un'altra situazione, avrebbe davvero poco da dirsi. Draghi è il nome che riesce a tenere insieme Letta, Speranza, Conte, Di Maio, Renzi, Berlusconi, Salvini. Non c'è nessuno che può fare altrettanto. Non è solo una questione di carisma. È un patto che si è realizzato in quel momento storico e si è incarnato in un personaggio «fuori dai giochi». Draghi in questo aspetto può essere considerato, senza offesa, una sorta di capitano di ventura, l'uomo a cui si affidano le sorti del Comune quando ci si trova davanti a una crisi. Non è un ruolo che può svolgere dal Quirinale. È una finzione, come se in Italia ci fosse un sistema semi presidenziale, con una riforma costituzionale realizzata in silenzio, per prassi, per ambiguità. Non si può davvero chiedere a Draghi questo salto nel buio. Non si può farlo passare all'improvviso per De Gaulle. Draghi non può governare dal Colle.

Non avrebbe senso neppure andare avanti con una maggioranza finta per un altro anno. A qualcuno magari conviene. La realtà è che un governo Draghi senza Draghi sarebbe un vortice di tensioni senza più un perno. Il primo a lasciare la compagnia sarebbe probabilmente Salvini, ma non si capisce perché Forza Italia e anche i renziani dovrebbero convivere con il Pd e i grillini. Per lo stato di emergenza? Per il Recovery? Per il nuovo presidente della Repubblica? Non basta. A che serve restare un anno al governo senza il vantaggio di avere Draghi come premier? È un principio che vale per tutti. È per questo che le elezioni anticipate sarebbero la strada dritta, quella senza arabeschi e comprensibile anche a chi guarda le vicende di Roma da lontano. Non si immagina il futuro di un Paese con un governo balneare. Non si tira a campare quando la parola d'ordine è ricostruire. Draghi può insomma traslocare, ma il voto è la mossa successiva. Qualsiasi altra strada sarebbe un papocchio.

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