Guerra in Ucraina

Un'idea di via d'uscita

Il discorso di Putin ieri sulla Piazza Rossa ci è sembrato sconsolato e realistico: da uomo che rifiuta di sentirsi sconfitto, ma che sa anche di non aver vinto

Un'idea di via d'uscita

Il discorso di Putin ieri sulla Piazza Rossa ci è sembrato sconsolato e realistico: da uomo che rifiuta di sentirsi sconfitto, ma che sa anche di non aver vinto. Però, quel che più importa è che il presidente russo non ha minacciato apocalissi, nessun missile o siluro diabolico con cui spazzare via isole britanniche e metropoli europee. Il che permette di sperare che l'escalation potrebbe finire qui se nessuno commetterà passi falsi.

È difficilissimo trattare da «errori» decisioni che hanno causato la distruzione di migliaia di innocenti vite umane e la disintegrazione di intere città, ma allo stato attuale è bene che l'attenzione rallenti e che una trattativa cominci. Il presidente francese Emmanuel Macron è quello che ha avuto i riflessi più rapidi ed ha subito detto: c'è spazio per sedersi a un tavolo e puntare alla fine dei combattimenti. Se la fortuna non ci abbandona tutti, la prospettiva di un armistizio - se non di una pace - si fa concreta.

Perché mai Putin oggi sembra più incline a un primo passo verso la pace? Il primo indizio di una tale volontà sta nella già citata astensione da ogni promessa di escalation. Il secondo sta nella sua postura, che sembra indicare uno stato di amarezza ormai assorbita. I reportage di guerra visti con gli occhi dei russi spiegano molto di ciò che probabilmente si svolge nella mente del presidente: la consistenza del corpo di spedizione per la cosiddetta «Operazione militare speciale» era tarato non soltanto su informazioni false e compiacenti dei servizi segreti russi, ma su quello che sembrava un punto fermo e che invece si è rivelato un punto fragile.

E cioè che non soltanto una parte dell'esercito di Kiev si sarebbe arresa senza combattere, ma più che altro che tutti gli ucraini di lingua e tradizione familiare russa si sarebbero schierati con Mosca.

Le testimonianze dei militari russi nel corso dei combattimenti dicono che proprio questo è stato l'imprevisto: gli ucraini di lingua russa hanno preso le armi contro il contingente russo perché la maggioranza dei giovani russi o ucraini che siano vuole vivere alla maniera occidentale meritando, secondo la metafora di Putin, di essere sputati come moscerini in gola. L'amara sorpresa è stata la mutazione in senso filo-occidentale di un popolo specialmente chi ha meno di quaranta anni che vuole essere europeo per sua scelta.

Il fatto che Putin ieri si sia rifugiato nella generica affermazione di aver agito per prevenire un imminente attacco occidentale, paradossalmente può indicare la via d'uscita: volevano attaccarci, li abbiamo prevenuti, missione compiuta vittoriosamente. Se la missione è compiuta ha prontamente replicato Macron possiamo toglierci l'elmetto e sederci a un tavolo di trattative. Ovviamente è presto per parlare di un buon inizio, ma qualcosa è cambiato anche nell'atteggiamento di Putin, che ha levato i toni ma disarmato le parole, senza accenni ad armi atomiche, il che costituisce un passo avanti.

Starà adesso all'Europa che Macron, in questo momento, rappresenta dimostrare di aver capito il messaggio e di saper fare la sua parte alla svelta prima che lo spiraglio si richiuda.

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