Ecco quando arriva il vaccino: la corsa per abbattere il virus

Rispetto ai 2-3 anni (minimo) necessari alla commercializzazione di un vaccino, per quello contro Covid-19 si batterà ogni record: dalla nascita allo sviluppo ed ai test sull'uomo, ecco come verranno bruciate le tappe per arrivare alla produzione. Attenzione, però, ai rischi legati alla "corsa"...

Ecco quando arriva il vaccino: la corsa per abbattere il virus

Tutto il mondo ha un pensiero fisso ormai da alcuni mesi, e quel pensiero è rivolto al vaccino, una delle parole più cliccate e ricercate sul web. Si va a caccia della notizia più fresca, dell'ultim'ora che faccia sperare di aver (già) trovato un cura contro il maledettissimo Coronavirus.

La soluzione, ancora, non c'è ma potremmo averla prima del tempo per due ragioni: in primis, tutto il mondo sta remando verso un'unica direzione facendo la gara a chi trova per primo la terapia vincente, e la seconda perché si potrebbero saltare alcuni protocolli per commercializzare il vaccino che sconfiggerà Covid-19.

"Ci sono un’ottantina di vaccini in valutazione, almeno 5 o 6 estremamente promettenti che potrebbero darci uno strumento efficace entro il primo trimestre del prossimo anno, la piattaforma di studio per i vaccini è la stessa della Sars, la ricerca non è partita da zero, a livello di Oms ci stiamo cautelando perché il costo del vaccino, da chiunque sia sviluppato, sia gestibile. Non può essere riservato solo a chi se lo potrà permettere", ha dichiarato il direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Ranieri Guerra, intervistato da il Messaggero.

Ma come nasce, quali sono le sue fasi di sviluppo e come avviene questa "accelerazione"? È fattibile o si rischia di fare un danno più grande del virus?

Come nasce un vaccino

Un vaccino non nasce dall'oggi al domani: come spiegano i protocolli dell'Agenzia Italiana del Farmaco, il suo sviluppo è un processo piuttosto lungo ed elaborato che inizia dalla conoscenza del microrganismo responsabile della malattia (in questo caso il virus chiamato Sars-Cov-2) che si intende prevenire e di come interagisce con l’organismo umano. Per prima cosa, si effettuano studi sperimentali in vitro in base ai quali è possibile stabilire quale sia la composizione qualitativa e quantitativa ideale di un vaccino. Una volta definito questo aspetto, il potenziale vaccino passa alla sperimentazione pre-clinica che include studi in vitro e su modelli animali attraverso il meccanismo d'azione (che è la capacità di provocare la risposta immunitaria), il profilo tossicologico e le prime evidenze di efficacia e sicurezza ( o meno) su un organismo vivente complesso. A questo punto, il modello sperimentale più promettente viene avviato alla fase clinica preliminare sull'uomo ed il vaccino "candidato" entra nel percorso di sperimentazione clinica che prevede quattro fasi: le prime tre precedono l'eventuale immissione in commercio, la quarta viene condotta quando il vaccino è già disponibile sul mercato.

Le 4 fasi di sviluppo

Durante le prime tre si hanno vari processi: aumenta il numero della popolazione trattata con il vaccino (da poche decine a migliaia di persone), viene definita la posologia (ovvero il numero di dosi necessarie all'immunizzazione primaria ed eventuale richiamo), si cerca di capire l’efficacia del vaccino in base alla risposta degli anticorpi fino ad arrivare alla sicurezza o reattogenicità (il tipo e la frequenza con cui si manifestano eventuali reazioni avverse). Questi due ultimi aspetti vengono indagati soprattutto negli studi clinici di terza fase, condotti su un numero molto alto di persone alle quali sarà destinato il vaccino.

Nel caso specifico, per efficacia si intende la durata della risposta immunitaria, la percentuale dei soggetti che rispondono efficacemente al vaccino e, quando possibile, la riduzione della probabilità di sviluppare nuovamente la malattia dopo la vaccinazione. Con il termine sicurezza, invece, si intendono tutte le controindicazioni legate direttamente al vaccino o indirette e dovute ai problemi legati alle caratteristiche dei soggetti come l’età, il sesso e specifiche condizioni di salute. Inoltre, viene esplorata la possibilità di somministrare il vaccino in fase sviluppo insieme ad altri già presenti in commercio in particolari categorie di soggetti per avere informazioni specifiche sulle possibili interferenze in termini di efficacia e sicurezza.

Gli studi della quarta fase vengono condotti dopo la sua introduzione in commercio con l’obiettivo di verificarne l’efficacia e la sicurezza nelle sue reali condizioni d’uso, di valutarne l’utilizzo in particolari sottogruppi di popolazioni e condizioni patologiche (per esempio in corso di malattie del sistema immunitario che potrebbero modificare l’efficacia e la sicurezza del vaccino) ed il rapporto costo-beneficio rispetto alla malattia e/o ad altri vaccini. Dal momento che i vaccini vengono somministrati, a scopo preventivo, in una popolazione sana, è necessario che le percentuali di efficacia siano molto alte (numero di soggetti che rispondono in maniera adeguata al vaccino) e che il beneficio sia di gran lunga superiore al rischio. Se dovesse venir meno una soltanto di queste condizioni, il vaccino in questione scomparirebbe subito dalla commercializzazione. Tutti gli studi effettuati durante lo sviluppo dei vaccini (la stessa cosa vale per i medicinali) devono rispondere agli standard internazionali di etica e qualità scientifica previsti dalle norme di buona pratica clinica, codificate a livello globale dalla Gcp (Good Clinical Practice).

Come viene accelerata la produzione di un vaccino: ecco come si riducono i tempi

In un comunicato pubblicato il primo maggio 2020, l’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) spiega quali procedure vengono accelerate per velocizzare lo sviluppo e l'autorizzazione dei trattamenti contro il Covid-19 di cui si sta occupando la taskforce dell'Ema contro la pandemia, che riunice in un solo gruppo i migliori esperti scientifici del network europeo che lavora a stretto contatto con il Comitato per i medicinali ad uso umano (Chmp) dell'Agenzia. In casi eccezionali come questi è stata avviata una fast track, una corsia prioritaria per velocizzare le procedure burocratiche.

Nelle fasi iniziali di ricerca e sviluppo di potenziali medicinali o vaccini contro il Covid-19, le misure di sostegno accelerate da parte dell'Ema prevedono una consulenza scientifica entro 20 giorni invece dei classifici 40-70. Sempre venti giorni, invece di 120, sono impiegati per l’approvazione dei Piani di Indagine Pediatrica (Pip) che garantiscono che i dati necessari siano ottenuti attraverso studi sui bambini a supporto dell'autorizzazione di un medicinale per bambini. Insomma, il nuovo vaccino (o medicinale) deve avere anche i giusti requisiti che riguardano i più piccoli. Per quanto riguarda le fasi di autorizzazione e post-autorizzazione dei medicinali indicati per il Covid-19, l’Ema potrà avvalersi della procedura di revisione ciclica (rolling review) per valutare i dati di un potenziale farmaco promettente man mano che diventano disponibili e di valutazioni accelerate (in caso di "necessità urgente di sanità pubblica") che prevedono tempi di revisione dei medicinali ridotti da 210 giorni a meno di 150 giorni. Quindi, si "guadagnano" altri due mesi che diventano 4-5 aggiungendo la valutazione iniziale ed il Pip. Inoltre, l'Ema è pronta ad applicare ulteriore flessibilità "laddove sia accertato che la riduzione della durata di qualsiasi altra fase procedurale possa avere un impatto significativo sulla salute pubblica nella gestione della pandemia da Covid-19".

Esistono controindicazioni se si "bruciano" le tappe?

Calcoli alla mano, tra valutazione iniziale, Pip, revisione dei medicinali ed ulteriore flessibilità da parte dell'Ema, si arriva ad un'accelerazione base di 5-6 mesi ma potenzialmente anche superiore rispetto ai tempi medi di 2-3 anni per immettere un nuovo vaccino sul mercato: in questo modo, il vaccino potrebbe già essere in commercio nel giro di un anno dall'inizio della pandemia (se consideriamo che il virus circolava già a fine 2019). Ci saremmo tolti di mezzo, quindi, almeno un altro anno pieno. Cosa accade, a questo punto, esattamente? Da un lato, l'accelerazione è burocratica perché si tolgono di mezzo le lungaggini tipiche di vari protocolli, e sarebbe un bene. Il rovescio della medaglia, però, è che potrebbero verificarsi maggiori effetti collaterali dovuti alla "premura" per avere la nuova cura. Se i tempi fisiologici dei vaccini richiedono anni ed, improvvisamente, si passa a pochi mesi, la frenesia potrebbe spingere ad un’anticipata somministrazione di vaccini appena brevettati con una scarsa fase di sperimentazione e verifica.

In generale, però, tutti gli studi dimostrano che gli effetti collaterali sono dovuti, nella maggior parte dei casi, a locali reazioni infiammatorie o una febbriciattola di alcune ore, sintomo della normale risposta immunitaria dell'organismo. Reazioni allergiche più gravi sono molto rare e nell'ordine di un caso ogni milioni di dosi e si manifestano entro un breve periodo dalla vaccinazione.

Vaccini in sperimentazione: Pomezia-Oxford in pole position

Nella corsa contro il tempo, in questo momento, al mondo, il potenziale nuovo vaccino parla metà italiano e metà inglese: 550 volontari hanno già ricevuto il vaccino contro il Covid-19 messo a punto dalla Advent-Irbm di Pomezia insieme con lo Jenner Institute della Oxford University e "stanno tutti bene" ha commento Piero Di Lorenzo, amministratore delegato e presidente di Irbm. È l'unico, in questo momento, ad aver raggiunto uno stato così avanzato tant'è che potrebbe già essere pronto a settembre. Anche Bill Gates è sceso in campo e si è pronunciato a favore del vaccino anglo-italiano dichiarando di voler pagare di tasca propria la produzione "se i risultati degli anticorpi saranno quelli promessi".

Da poco, si è unito al gruppo anche un vaccino che sventola solo bandiera italiana targato Takis, l’azienda biotech di Castel Romano specializzata in vaccini anti-cancro, attualmente in corsa per la giusta terapia in grado di proteggere dal virus Sars-Cov-2. "Grazie alle competenze dello Spallanzani, per quanto ne sappiamo, siamo i primi al mondo ad aver dimostrato la neutralizzazione del Coronavirus da parte di un vaccino. Ci aspettiamo che questo accada anche nell'uomo", ha dichiarato il fondatore e l'amministratore delegato dell'azienda, Luigi Aurisicchio.

Tanti altri potenziali candidati sono ancora in fase di sperimentazione pre-clinica, circa 90 in tutto il mondo. A tal proposito, anche l'Europa si mobilita e scende in campo per fermare la pandemia: Angela Merkel ha lanciato un appello ai governi per trovare al più presto un vaccino che blocchi il Coronavirus, in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della Sanità. Su iniziativa della Commissione europea, i capi di Stato e di governo di Germania, Francia, Italia e Norvegia, insieme al presidente del Consiglio europeo, hanno annunciato un piano di cooperazione globale per la ricerca di una cura contro il Covid-19. Primo step, la conferenza internazionale dei donatori organizzata da Ursula von der Leyen per mettere insieme almeno 7,5 miliardi di euro destinati alla ricerca per vincere la battaglia contro Covid-19.