Vaccino, l'Oms spera: "Forse entro fine anno''

Il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, riaccende la speranza sulla possibilità di un vaccino disponibile entro dicembre 2020

''C'è speranza che entro la fine di quest'anno potremmo avere un vaccino''. A darne notizia è il direttore generale della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus al termine di un vertice, durato 2 giorni, con l'esecutivo dell'organico.

''Vaccino entro fine anno''

Il numero uno dell'Oms riaccende dunque le speranze circa la possibilità di avere un vaccino disponibile entro dicembre 2020. Sebbene non sia stata fatta alcuna menzione riguardo al candidato che sarebbe in pole position rispetto agli altri, è probabile si tratti di quello in sperimentazione all'Università di Oxford. ''Attualmente ci sono 40 vaccini alla stadio di studi clinici - ricorda la Bbc news - incluso uno sviluppato all'Università di Oxford che è già in una fase avanzata di test''. Ad ogni modo, Ghebreyesus preferisce non sbilanciarsi ma, piuttosto, ricorda l'importanza di un approccio collaborativo tra i leader politici mondiali in questa fase di svolta della pandemia. ''Soprattutto per i vaccini e altri prodotti che sono in fase di sviluppo, lo strumento più importante è l'impegno politico dei nostri leader, in particolare nell'equa distribuzione dei vaccini - afferma - Abbiamo bisogno l'uno dell'altro, abbiamo bisogno di solidarietà e dobbiamo usare tutta l'energia che abbiamo per combattere il virus".

''Contagiato il 10% della popolazione mondiale''

Stando a quanto riferisce l'Oms, l'infezione avrebbe raggiunto circa il 10% della popolazione globale, ovvero, 770 milioni di persone. ''Le nostre migliori stime attuali ci dicono che circa il 10% della popolazione mondiale potrebbe essere stata infetta. - ricorda Mike Ryan, il massimo esperto di emergenza in seno all'Oms - Questo ci dice che siamo ancora a rischio. Stiamo entrando in una fase difficile''. Ma le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, di fatto, non collimano con i dati registrati dalla Johns Hopkins University secondo cui i casi Covid-19 raggiungono quota 33,5 milioni di casi. In realtà, nulla per cui valga la pena preoccuparsi particolarmente dal momento che le valutazioni numeriche sulla pandemia non prevedono un parametro universale di riferimento. In una nota al Corriere della Sera, l'Oms ha poi spiegato le modalità con cui è stato eseguito il calcolo: ''L’Oms ha utilizzato la sieroepidemiologia per comprendere l’entità dell’infezione da SARS-CoV-2. La maggior parte degli studi mostra che la sieroprevalenza risulta inferiore al 10%, - si legge nello scritto - ma gli studi sui lavoratori in prima linea e in alcune aree ad alta intensità stimano che sia superiore al 20%. La stragrande maggioranza del mondo, però, rimane a rischio''.

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