"Io insultato da quei talebani...": il racconto di Sgarbi

Il critico d'arte: "Battiato era un mio caro amico, ma i talebani del battianesimo hanno ritenuto che fossimo inadeguati"

"Io insultato da quei talebani...": il racconto di Sgarbi

Fischi, insulti, “vergogna” e “fascisti”. È l’accoglienza riservata a Vittorio Sgarbi e Albano Carrisi dal pubblico della serata in ricordo di Franco Battiato, organizzata martedì 21 settembre nell’arena di Verona. Una violenza verbale e sonora incomprensibile, specie durante un concerto che ricordava uno dei più grandi artisti della nostra musica. A spiegare come sono andate le cose è proprio il professor Sgarbi.

Professor Sgarbi, cos’è successo a Verona?

"In realtà quella sera ero da un’altra parte. Ero a Catajo, vicino Padova, dove si trova uno splendido castello, il più bell’edificio del Veneto dopo le Ville, che io ho salvato da un centro commerciale di 400.000 metri cubi che doveva essere costruito proprio di fronte. È una battaglia che ho cominciato quattro anni fa. I costruttori hanno pure fatto ricorso al Tar e, di recente, al Consiglio di Stato, ma hanno perso. Così il proprietario del castello ha deciso di dedicarmi una lapide. In occasione della posa è stata organizzata una grande serata con Iva Zanicchi, Valeria Marini e Al Bano".

Riformuliamo: com’è capitato a Verona?

"Più o meno alle 22.00, mi viene in mente che mia sorella Elisabetta mi ha detto che Morgan e gli Extraliscio, quella stessa sera, avrebbero suonato a Verona. Ero convinto che fosse una cosa di famiglia, dato che Morgan è un amico e gli Extraliscio sono stati lanciati da mia sorella. Al Bano si convince subito e così partiamo. Arriviamo alle 23.00 all’Arena e ci sediamo tra il pubblico. Chiedo a una ragazza il programma della serata. Vedo i nomi dei cantanti – tutti importanti: Morandi, Mannoia, Branduardi - e la ragazza dice che il titolo è “Oriente e Occidente. Aria di rivoluzione”. Subito dopo, veniamo invitati dietro le quinte, cinque minuti prima che suonino gli Extraliscio. Così dico ad Al Bano: “Saliamo sul palco per fare un po’ di festa”, perché pensavo fosse una cosa ludica".

Sul palco però siete saliti durante una pausa. Come mai?

Dietro le quinte c’è anche l’ex sovrintendente ai beni culturali di Roma, Umberto Broccoli, un mio amico. Broccoli mi dice: “Salite durante un inframezzo”. Io sinceramente avrei anche desistito, ma visto che c’era anche Al Bano, cantante tra i cantanti, mi è sembrato naturale. Non c’era alcun intento provocatorio. Quando siamo saliti sul palco abbiamo cominciato a sentire “fascisti”, “vergogna”.

Un’accoglienza inaspettata …

Al Bano era stordito dai fischi, non gli era mai successa una cosa del genere. Dopo trenta secondi di imbarazzo, ho preso la parola, ho salutato mia sorella e ho augurato “siate felici” a chi ci insultava. Tutti sono rimasti esterrefatti perché sono sceso dal palco senza replicare agli insulti.

E poi che è successo?

Appena scesi dal palco, veniamo avvicinati dagli altri cantanti e dagli organizzatori che si scusano per il comportamento incivile. Io dico che francamente non m’interessa. Solo a quel punto – sembra incredibile ma è così, qui sta l'equivoco inaudito – scopriamo che la serata è dedicata a Battiato. E cominciamo a capire che quell’aria un po’ da setta di parte politica è legata a quello.

Cosa c’entra Battiato?

Nulla, anche perché non era un No global o che altro. Anzi, io e Franco eravamo amici, ci siamo sempre frequentati, tanto che gli dedicherò una piazza a Sutri. E ha composto le musiche per i film di mia sorella. Ma i talebani del battianesimo hanno ritenuto che fossimo inadeguati.

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