Virus, l'appello dei geriatri: "Non si possono lasciare gli anziani al loro destino"

Per i presidenti delle Società di geriatria, bisogna valutare i trattamenti in base allo stato di salute, non solo all'età: "Non ci può essere una Rupe Tarpea, dove gli anziani saranno lasciati al loro destino"

"Non ci può essere una Rupe Tarpea, dove gli anziani saranno lasciati al loro destino". È questo il commento dei presidenti delle Società italiane di Geriatria, a proposito delle raccomandazioni etiche rese note dalla Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) per la gestione dei casi da Covid-19.

Tre giorni fa, infatti, era stato pubblicato un documento in cui si specificavano alcuni criteri da tener presente in caso la situazione negli ospedali diventasse difficile. Le previsioni sull'epidemia, infatti, stimano un aumento dei casi di contagio da coronavirus, che in alcuni casi potrebbe dare luogo a "casi di insufficienza respiratoria acuta, con necessità di ricovero in Terapia intensiva". Per questo, spiegava il documento, "potrebbero essere necessari criteri di accesso alle cure intensive (e di dimissione) non soltanto strettamente di appropriatezza clinica e di proporzionalità delle cure, ma ispirati anche a un criterio il più possibile condiviso di giustizia distributiva e di appropriata allocazione di risorse sanitarie limitate". Tra le raccomandazioni, veniva anche messa in conto la possibilità di "un limite di età all'ingresso in Terapia intensiva". Le risorse, che potrebbero scarseggiare, infatti, potrebbero essere riservate "a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata".

Secondo Raffaele Antonelli Incalzi, presidente Sigg (Società italiana di gerontologia e geriatria) e Filippo Fimognari, presidente Sigot (Società italiana di geriatria ospedale e territorio), gli anziani non devono essere "lasciati al proprio destino". I due presidenti spiegano come l'epidemia comporti "un crescente ricorso a cure intensive così da far prevedere che a breve i posti letto in terapia intensiva non saranno sufficienti per curare tutti". Per questo, diventa essenziale "ottimizzare l'impiego delle risorse in condizioni di eccezionalità" e, per farlo, "il primo obiettivo dovrebbe essere l'espansione dell'offerta di strumenti per la ventilazione non invasiva anche nei reparti di Geriatria e Medicina Interna, di Malattie infettive di Malattie Respiratorie, dove il già diffuso ricorso alla ventilazioni non invasive rende questa soluzione certamente applicabile". In questi modo, verrebbe alleviato "il carico sulle Terapie Intensive, che potrebbero così dedicarsi anche a casi con particolari problematiche gestionali, non solo pazienti Covid-19".

Ma, in caso questa soluzione non fosse applicabile, "la scelta dell'ordine di priorità nelle cure intensive non potrà certo basarsi sul criterio "first come, first served", ma neppure meramente sul criterio anagrafico". Infatti, spiegano Antonelli Incalzi e Fimognari, "è la presenza di più patologie che condiziona negativamente la prognosi e poichè questo significa mediamente vecchiaia, è ovvio che i pazienti con prognosi peggiori siano in genere più anziani. Ma anche soggetti adulti con particolare profilo di rischio possono avere poche possibilità di recupero da un'insufficienza respiratoria acuta". Per questo, "la dolorosa selezione dell'ordine di priorità nelle cure intensive" deve basarsi su una valutazione che tiene conto di diverse dimensioni, quali lo "stato di salute funzionale e cognitivo precedente l'infezione".

Nell'eventualità di una scelta "resta centrale il medico con il suo bagaglio di professionalità, esperienza e umanità", che dovrà svolgere un'accurata analisi del singolo caso. Poi, in base anche ai fattori prognostici, il medico potrà "fare la scelta più appropriata ed equilibrata, ancorchè pur sempre dolorosa".

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