Coronavirus, l'analisi degli esperti: "Perché i morti sono pochi"

Aumenta il numero dei guariti. Il professor Bassetti: "Solo in due casi c'è il sospetto del virus killer. La verità sui decessi"

Coronavirus, l'analisi degli esperti: "Perché i morti sono pochi"

Basta allarmismi. Il "bilancio" del Coronavirus parla chiaro: ci sono ben 45 pazienti guariti. Inoltre i morti (finora 17) hanno perso la vita per patologie pregresse e con un'età che spesso supera gli 80 anni. E ad andare in questa direzione sono anche le analisi e il parere di alcuni esperti che da giorni predicano la calma in mezzo all'isteria e alla psicosi che si è scatenata da nord a sud nel nostro Paese. E in questo quadro vanno valutate con attenzione le parole del professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell' Ospedale San Martino di Genova che al Giorno spiega: "Al di là di chi dirama questi numeri come se fosse un bollettino di guerra, è bene sottolineare che dei positivi al virus, deceduti in questi giorni, al massimo in due o tre sono morti per colpa del patogeno. Gli altri sono spirati con l'infezione, non a causa di questa".

A questo punto Bassetti spiega anche le cifre e indica qual è il vero tasso di mortalità: "Siamo sul 2,3% nell'Hubei, la provincia cinese epicentro dell' epidemia. In quell'area il sistema sanitario è collassato, i pazienti sono stati curati alcuni in ospedale, altri nelle palestre, altri ancora nelle roulotte. Nel resto della Cina la letalità si ferma all' 0,3%, mentre fuori dal paese asiatico il dato si attesta fra l' 0,4-0,8%. Queste cifre devono essere comunque prese con le molle". Inevitabile poi pensare alle cifre sull'influenza che ogni anno nel nostro Paese che fa tra i 200 e i 400 morti. Insomma il Coronavirus di fatto, secondo gli esperti non è affatto mortale. E seguendo le parole di Bassetti, bisogna ricordare anche quelle di Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemrgenze del laboratorio dell'Ospedale Sacco di Milano: "A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così. Il nostro laboratorio ha sfornato esami tutta la notte. In continuazione arrivano campioni. Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per Coronavirus 1!!!", aveva scritto su Facebook qualche giorno fa. E anche nel mondo delle istituzioni si cerca di predicare calma e prudenza contro gli allarmismi. Anche il governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana, qualche giorno fa ha affermato che il Coronavirus è poco più di un'influenza. L'assessore alla Sanità, Gallera e il capo della Protezione Civile, Borrelli, hanno più volte sottolineato che le vittime da Coronavirus avevano comunque delle patologie gravi pregresse. Infine per capire quale possa essere la risposta definitiva del nostro sistema ad un'emergenza come questa, il professor Bassetti sottolinea la capacità di risposta del sistema sanitario nazionale: "Non così devastante come si è fatto intendere all'inizio, quando siamo rimasti choccati dal vedere per televisione la gente in Cina morire per strada. Il nostro sistema sanitario è più evoluto, siamo in grado di fronteggiare questa patologia con la quale dobbiamo convivere". Magari con un po' più di realismo e qualche paura in meno.