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Viveri intatti e equipaggio scomparso: il mistero della nave fantasma

La Mary Celeste venne trovata alla deriva il 4 dicembre 1872. A bordo carico e viveri erano intatti. Ma dell'equipaggio nessuna traccia. La storia del mistero dell'archetipo della nave fantasma, che ha ispirato leggende e romanzi

Viveri intatti e equipaggio scomparso: il mistero della nave fantasma

Una nave vaga nell'oceano, alla deriva. A bordo i viveri ancora in cambusa e gran parte del carico che trasportava intatto. Ma degli uomini dell'equipaggio non c'è traccia. È la storia della prima "nave fantasma", la Mary Celeste, i cui fatti hanno ispirato numerosi racconti di fantasia, che si sono mischiati alla realtà, contribuendo a creare la leggenda del brigantino dei misteri.

Il brigantino maledetto

La costruzione della nave iniziò nel 1860 nel cantiere navale dell'isola di Spencer, in Nuova Scozia (Canada). Lunga oltre 30 metri e larga circa 7, come riporta il database del patrimonio marino di On the Rocks, venne varata l'anno dopo e prese il nome di Amazon. Fin da subito attorno al brigantino iniziò ad agitarsi un vento maledetto.

Durante il viaggio inaugurale alla volta di Londra infatti, il capitano della nave, il primo a governare la Amazon, si ammalò e il brigantino dovette fare ritorno all'isola di Spencer, dove l'uomo morì poco tempo dopo. A quel punto il nuovo capitano assunse il comando e partì, per cercare di compiere il viaggio fino a Londra, ma durante la navigazione si scontrò con una barca da pesca. Disastrosa fu anche la sua prima traversata transatlantica, durante la quale il brigantino urtò un'altra nave. Poi, dopo sei anni tranquilli, nel 1867, la Amazon venne colpita da una tempesta, che la portò ad arenarsi e la danneggiò gravemente, tanto che i proprietari la abbandonarono come fosse un relitto.

Ci pensò un marinaio di New York a donarle una nuova vita, cambiandogli il nome in Mary Celeste. Successivamente, il brigantino venne ristrutturato e reso leggermente più largo e più lungo, con l'aggiunta di un secondo ponte. L'intento dei proprietari era quello di iniziare un commercio oltre oceano. La nuova vita del brigantino venne affidata al capitano Benjamin Spooner Briggs, che nel 1872 accettò di compiere un viaggio verso l'Europa, per trasportare diversi barili di alcol.

La partenza

Il primo viaggio della Mary Celeste era previsto per il novembre del 1872. La nave, partendo da New York, avrebbe dovuto arrivare a Genova, per portare un carico di alcol. L'equipaggio, comandato da Briggs era composto da uomini fidati, scelti con cura dal capitano: il primo ufficiale era Albert G. Richardson, il secondo ufficiale Andrew Gilling. C'erano poi il cuoco Edward William Head e quattro marinai di origine tedesca: Volkert Lorenson, Arian Martens, Boy Lorenson e Gotlieb Gondeschall. Oltre a loro viaggiavano a bordo anche la moglie Sarah e la figlia piccola di Briggs, Sophia.

Il 5 novembre 1872 la Mary Celeste lasciò il molo dove era ormeggiata sull'East River, per dirigersi al porto di New York. Ma, dato il tempo, il comandante decise di rimandare la partenza. Due giorni dopo, il 7 novembre 1872, le condizioni meteorologiche migliorarono e la Mary Celeste salpò da Staten Island, New York, ed entrò nell'Oceano Atlantico. Direzione: Genova. Il brigantino trasportava un carico per conto della Meissner Ackermann & Coin: si trattava di 1701 barili di alcol. Era iniziata la traversata verso l'Europa.

Mentre la Mary Celeste salpava, c'era un altro brigantino canadese in attesa di compiere la traversata verso Genova passando per Gibilterra. Si trattava del Dei Gratia, ormeggiato in New Jersey, che avrebbe dovuto partire di lì a poco, per trasportare un carico di petrolio. La nave, guidata dal capitano David Morehouse lasciò il porto il 15 novembre 1872 e seguì la stessa rotta che avrebbe dovuto compiere la Mary Celeste. Ma quello che Morehouse vide qualche giorno dopo rivelò che sul brigantino salpato una decina di giorni prima da New York qualcosa era andato storto.

La nave fantasma

Era il pomeriggio del 4 dicembre 1872 (giovedì 5 se si prende in considerazione l'ora solare su cui si basavano i marinai), quando, tra le Azzorre e la costa del Portogallo, i marinai del Dei Gratia avvistarono una nave alla deriva in direzione di Gibilterra, con alcune vele spiegate, anche se in cattive condizioni, e altre mancanti, mentre sui lati pendevano delle corde. Sulla poppa era inciso il nome del brigantino: Mary Celeste. Il capitano del Dei Gratia capì subito che la nave era fuori controllo, dato che sbandava di continuo e non aveva risposto ai segnali di saluto. Per questo Morehouse inviò il sottufficiale sul brigantino.

Quello che vide quando salì sulla nave ha dell'incredibile, tanto che per anni sono circolate leggende che hanno reso la Mary Celeste l'archetipo della nave fantasma. A bordo infatti la cambusa conservava ancora la maggior parte dei viveri, il carico sembrava intatto (erano presenti tutti i 1701 barili di alcol) e gli effetti personali del capitano e dei marinai non erano stati portati via, tanto che gli uomini della Dei Gratia trovarono gli stivali e le pipe. A mancare erano invece il cronometro e il sestante, strumenti utili per la navigazione, e una scialuppa di salvataggio della nave. Sul registro di bordo, l'ultimo appunto risaliva alle 8 del mattino del 25 novembre, nove giorni prima del ritrovamento, e registrava la posizione della nave al largo dell'isola St. Mary, nelle Azzorre, a quasi 740 chilometri rispetto al punto del ritrovamento.

Il capitano Morehouse decise allora di portare il brigantino a Gibilterra, dividendo il suo equipaggio tra le due navi. Il 12 e il 13 dicembre il Dei Grazia e la Mary Celeste toccarono terra. Il brigantino venne immediatamente sequestrato e pochi giorni dopo, il 17 dicembre, iniziarono a Gibilterra le udienze del tribunale di salvataggio. Infatti, secondo il diritto marittimo, chiunque aiuti a recuperare una nave o un carico in pericolo, appartenente ad un'atra persona, ha diritto a una ricompensa, che viene calcolata in base al valore della merce salvata. Ad aprire un'inchiesta sulla scomparsa dell'equipaggio della Mary Celeste fu il procuratore generale Frederick Solly Flood, ma le sue indagini non arriveranno mai a una soluzione.

Le teorie

Sono numerose le teorie emerse negli anni, per spiegare che fine avessero fatto i membri dell'equipaggio e i passeggeri a bordo della Mary Celeste. L'inchiesta di Flood si concentrò su un delitto: l'uomo infatti sospettò che l'equipaggio, a causa dell'alcol, avesse ucciso il capitano e i passeggeri, per poi fuggire. A questo proposito, la nave venne esaminata e vennero scoperte alcune macchie rosso scuro su una parte del ponte, che si ritenne fossero di sangue. Successivamente però il rapporto del dottor J. Patron, che analizzò sia le macchie trovate sul ponte che altre trovate sulla spada del capitano, rimasta a bordo, smentì la tesi del procuratore. "Mi sento autorizzato a concludere - scrisse Patron - che secondo le nostre attuali conoscenze scientifiche non c'è sangue né nelle macchie osservate sul ponte della Mary Celeste, né su quelle trovate sulla lama della spada che ho esaminato".

Alcuni giornali pensarono allora a un coinvolgimento di Morehouse per mettere in gioco una frode ai danni dell'assicurazione. Secondo questa teoria, il capitano della Dei Gratia avrebbe raggiunto la Mary Celeste, ucciso l'equipaggio e riportato la nave a Gibilterra, oppure avrebbe fatto ricorso a una messa in scena, in accordo con Briggs, con il quale aveva intenzione di dividere i soldi dell'assicurazione. Queste due ipotesi non tengono però conto di due fatti: la nave di Morehouse, partita più tardi, non avrebbe mai potuto raggiungere la Mary Celeste e una truffa con il coinvolgimento di Briggs sarebbe stata insensata, dato il misero ricavo che ne avrebbe avuto il capitano del brigantino.

Altre teorie hanno come protagonista il carico trasportato dalla Mary Celeste: quelle 1701 botti di alcol. Una volta che la nave arrivò a Genova, infatti, si scoprì che alcuni barili erano vuoti: "Sono stati sbarcati 1701 barili di alcool in accordo con le polizze di carico - 9 erano vuote - (nessun numero insolitamente elevato)", scrisse il console degli Stati Uniti da Genova al suo pari grado a Gibilterra. Proprio la fuga dei fumi dell'alcol avrebbero allarmato il capitano che, per paura di un'esplosione, avrebbe ordinato l'abbandono nave.

Più recentemente il dottor Andrea Sella dell'University College di Londra ha condotto un esperimento, che ha rivelato la possibilità che ad allarmare l'equipaggio fosse stata un'esplosione. Sella costruì una replica della stiva della Mary Celeste e simulò un'esplosione causata dalla fuoriuscita di alcol dai barili della nave: "Non è stata lasciata fuliggine e non c'era bruciatura", ha spiegato il ricercatore, aggiungendo che una situazione del genere "sarebbe stata assolutamente terrificante per tutti a bordo".

Possibile quindi che la fuoriuscita di alcol abbia creato un'esplosione, che non lasciò traccia, ma che fu così potente da spingere l'equipaggio ad abbandonare la nave. Briggs avrebbe ordinato di assicurare la scialuppa al brigantino, ma il maltempo sopraggiunto quel giorno avrebbe spezzato la corda, una di quelle che venne trovata penzolante sul lato della nave. I registri del Servizio meterologico delle Azzorre infatti mostrarono "che nelle Azzorre prevalevano condizioni tempestose il 24 e 25 novembre 1872".

Le inchieste e gli studi non hanno mai portato la soluzione di uno dei più grandi misteri del mare, che ha continuato ad alimentare leggende e dicerie, finendo al centro di romanzi e film scritti in tutto il mondo. La storia della Mary Celeste, la nave fantasma il cui equipaggio scomparve nel nulla, rimane ancora oggi un enigma indecifrabile.

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