Csm: no al nuovo processo. «Solo un parere»

RomaIl flash delle agenzie arriva nell’ora più calda del pomeriggio: il plenum del Csm ha bocciato il Ddl Alfano sulla riforma del processo penale, approvando sostanzialmente il parere emesso la scorsa settimana dalla VI commissione di palazzo dei Marescialli. «Viola la costituzione». Il riferimento è all’obbligatorietà dell’azione penale e alla ragionevole durata dei processi, ma il parere del Csm - nel voto finale contrari solo Gianfranco Anedda e Michele Saponara, i due membri laici di centrodestra, mentre si è astenuto Ugo Bergamo dell’Udc - accenna anche a possibili «gravi» effetti sull’efficacia delle indagini. Anche il vicepresidente dell’organo di autogoverno della magistratura, Nicola Mancino, vota a favore. E le polemiche non tardano ad arrivare. Anche se proprio l’ex presidente del Senato si affretta a precisare che «non si può parlare di bocciatura ma di un parere articolato, perché il Consiglio superiore non approva e non boccia nulla». Anche il Guardasigilli, Angelino Alfano, sposa la stessa linea, spostando semmai l’attenzione da palazzo dei Marescialli al Parlamento: «Quello del Csm è un parere, non è una bocciatura perché è solo il parlamento che può promuovere o bocciare i disegni di legge». Ma pochi giorni fa, in seguito alle prime polemiche seguite al parere della commissione, proprio Mancino aveva chiarito che il documento conteneva «forzature» che il plenum avrebbe eliminato. E invece il vicepresidente del Csm ha votato a favore anche sulla parte del documento della sesta commissione che critica le norme del ddl Alfano su astensione e ricusazione del giudice, sostenendo insomma che se un magistrato critica «l’operato di una parte processuale o di un difensore», questo non può di per sé rappresentare un sintomo di pregiudizio. Una parte su cui non c’è stato accordo, visto che a votare contro la «bocciatura», oltre ai laici di centrodestra, qui sono stati anche Bergamo e i togati di Magistratura indipendente. Questi ultimi, come spiega Cosimo Maria Ferri, pur votando a favore del parere finale, sul punto hanno manifestato perplessità: «Il magistrato non deve soltanto essere, ma anche apparire imparziale». Che ne è stato insomma delle «forzature» da smussare a cui accennava Mancino, se a parte qualche ammorbidimento nei termini la sostanza del parere è stata confermata? Tra le prime reazioni c’è quella del capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che entra in polemica proprio con il vicepresidente del Consiglio superiore: «Fino a quando continuerà questo irrituale interventismo del Csm? Mancino minimizza, ma resta in noi lo sconcerto per questa continua censura nei confronti del Parlamento che giunge da Palazzo dei Marescialli». Dubbi anche dall’Udc, il cui presidente, Rocco Buttiglione, si domanda: «Il Csm è abilitato a esprimere pareri politici? Non dovrebbe preoccuparsi di essere al di sopra delle parti e della battaglia politica contingente?». Ancora Mancino ribadisce che «il Parlamento è sovrano» ma rivendicando il diritto alla critica. Spiegazione che non convince Francesco Paolo Sisto, componente del Pdl in commissione Giustizia: «Con queste esternazioni il Csm dimostra che è indispensabile che si proceda, con rapidità, alla sua riforma».

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