Passeggiando fra le corsie dei liquori del supermercato, è difficile accorgersene, ma la distillazione è l'attività umana più vicina all'alchimia. C'è qualcosa di magico e profondo nel tentativo del distillatore di concentrare gli aromi e ottenere lo spirito, l'idea platonica di una materia: di fatto la pietra filosofale cercata appunto dagli alchimisti.
È proprio per onorare questa tradizione che le distillerie Poli hanno deciso di chiamare Athanor il loro nuovo prodotto, un brandy da uve Trebbiano appena presentato sul mercato. Athanor era il forno alchemico in cui i metalli venivano purificati al fine di trasformare il piombo in oro. E Athanor è anche il nome di uno degli alambicchi in cui Jacopo Poli produce grappa, gin, whisky e appunto brandy nella sede storica di Schiavon.
La materia prima è il vino Trebbiano, gemello dell'Ugni blanc base del Cognac. La distillazione tradizionale avviene a bagnomaria. L'invecchiamento ha luogo nelle cantine, dove riposano 4mila barili. E il risultato? Un brandewijn (il vino bruciato inventato dagli olandesi) pieno e avvolgente, frutto del blend di un distillato di tre anni e uno di quindici. Athanor è un distillato ricco, in cui le note di frutta cotta (le prugne, ma anche un che di strudel) si fondono al cacao e alle spezie, vaniglia in testa.
Una bevuta matura e golosa, che può funzionare perfino in mixology: al posto del bourbon, con vermut rosso e bitter, è protagonista di un grande Boulevardier. Perché spesso solo chi ha una storia alle spalle sa come innovare, trasformando il piombo in oro, le vinacce in grappa o il vino in brandy.Athanor, 40%, 30 euro