A quasi vent’anni dall’apertura del primo ristorante, il marchio Langosteria, fondato nel 2007 da Enrico Buonocore a Milano, entra in una nuova fase di sviluppo e assume una nuova identità societaria: nasce Buonocore Hospitality Group, realtà che punta a strutturare sotto un unico cappello l’insieme dei brand sviluppati nel tempo nel segmento della ristorazione e dell’ospitalità di alta gamma.
Più che un semplice rebranding, l’operazione fotografa l’evoluzione di un’insegna che, partita da un solo indirizzo milanese, è diventata nel tempo una piattaforma imprenditoriale articolata, con ambizioni internazionali sempre più marcate. Langosteria, in questi anni, si è imposta come uno dei nomi di riferimento della ristorazione contemporanea italiana, costruendo la propria reputazione su una formula riconoscibile: materia prima di livello assoluto, attenzione quasi maniacale al servizio e un’idea di esperienza capace di tenere insieme eleganza, ritmo e convivialità.
Da questo nucleo iniziale si è progressivamente sviluppato un ecosistema di format differenti, accomunati dalla medesima idea di ospitalità. Oggi il nuovo gruppo affianca al marchio capostipite una serie di insegne complementari che spaziano dal fine dining al lifestyle: Langosteria Ally’s Bar, declinazione del cocktail bar secondo la casa; Pepe-Barra Italiana, concept dedicato a una cucina italiana più immediata e conviviale; e Bagni Fiore-Spiaggia Italiana, beach club che rilegge in chiave contemporanea e internazionale un immaginario balneare profondamente italiano.
“Langosteria è nata come un ristorante, ma negli anni è diventata qualcosa di molto più ampio”, spiega Buonocore, fondatore e amministratore delegato del gruppo. La nascita della nuova holding, osserva, risponde all’esigenza di dare una struttura più chiara a un progetto cresciuto in modo naturale attraverso l’apertura di nuovi concept e nuove destinazioni.
L’obiettivo dichiarato è esplicito: affermarsi come uno dei principali player mondiali della ristorazione di matrice italiana, portando i propri brand nelle città e nelle destinazioni più rilevanti a livello globale. Il target è quello di una clientela cosmopolita, internazionale, abituata a muoversi tra metropoli e località di lusso, ma alla ricerca di un’identità precisa e riconoscibile.
Sul fronte societario, l’assetto resta invariato: il gruppo continua a essere controllato da Buonocore insieme ai soci storici, mentre il 40 per cento resta in mano ad Archive S.r.l., holding riconducibile alla famiglia Ruffini. Oggi il portafoglio comprende nove ristoranti Langosteria (quattro a Milano, incluso il Private Restaurant, uno a Parigi, uno a St Moritz, uno a Paraggi oltre alle imminenti aperture di Londra e Porto Cervo), oltre a un ristorante Pepe e al beach club Bagni Fiore con annesso ristorante.
I numeri raccontano con chiarezza la traiettoria prevista: 500 collaboratori attuali, destinati a diventare circa mille entro il 2030, e un fatturato atteso di 190 milioni di euro nello stesso orizzonte temporale, contro i 60 milioni registrati nel 2025. Un salto significativo, sostenuto da un piano industriale fondato su nuove aperture e sul consolidamento dei marchi esistenti.
Alla base del progetto, almeno nelle intenzioni, resta un lessico valoriale ormai imprescindibile per il settore: eccellenza, autenticità e creatività sul fronte dell’esperienza, trasparenza, rispetto e sostenibilità sul piano dell’impresa. Ma al centro del racconto aziendale vengono collocate soprattutto le persone, a conferma di quanto, nel mondo dell’ospitalità, la retorica del capitale umano resti decisiva tanto quanto la qualità del prodotto.
Il prossimo capitolo è già scritto e arriverà entro l’estate, con le aperture di Londra e Porto Cervo.
Segno che, dietro il cambio di nome, non c’è soltanto un esercizio di branding, ma la volontà di trasformare un marchio nato a Milano in una vera maison gastronomica italiana con vocazione globale. Un percorso ambizioso, che ora dovrà misurarsi con il passaggio più complesso: restare riconoscibile mentre cresce.