Retrogusto

Pasqua, non c’è innovazione senza sogno

La cantina della Valpolicella in occasione del Vinitaly propone nella sua barriccaia un’installazione site specific di fuse* che rielabora il tema onirico come presupposto della creatività, ciò che riflette i valori dell’azienda. Che celebra il cambiamento anche con la terza edizione dell’insolito “Hey French”

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“Hey french, you could have made this but you didn’t”. Ovvero “Ehi francese, avresti potuto farlo tu ma non lo hai fatto”. Un titolo chilometrico, wertmulleriano, per un vino bianco in stile francese ma fatto da una cantina italianissima, Pasqua. Un vino bianco multivintage, espressione più piena e potente delle caratteristiche dei vigneti di origine, dislocati in diverse zone del versante veronese del Monte Calvarina, nella parte più orientale della denominazione Soave, territorio vulcanico e di grande espressività. Un vino inconsueto già dal suo progetto, un blend di Garganega (in larga parte), Sauvignon Blanc e Pinot Bianco delle migliori annate dell’ultimo decennio (2019, 2018, 2020, 2017, 2016) selezionate come massima espressione del vigneto nel corso della sua storia. Per ogni annata selezionata la vinificazione avviene con macerazione sulle bucce per circa 10 ore, poi, poi c’è la fermentazione alcolica con lieviti selezionati a basse temperature, quindi una parziale fermentazione malolattica con circa il 10 per cento del prodotto, quindi la maturazione in legno in barrique e tonneaux di secondo passaggio per sei mesi e infine un riposto in vasche d’acciaio.

Un vino giunto alla sua terza edizione, sfaccettato e completo, un vero viaggio attraverso molte stagioni e molti terroir, una grande prodotto da invecchiamento orgoglio bianco di una regione fondamentalmente rossista. Un vino profondamente italiano eppure internazionale nell’anima, che la prima sera di Vinitaly è stato il principale protagonista “liquido” della serata di vernissage nella sede aziendale del gruppo dell’installazione Onirica (), commissionata da Pasqua a fuse* per tradurre con i codici propri dell’arte contemporanea il valore che, oggi più che mai, definisce il DNA dell’azienda: la capacità di innovare. E partendo dal presupposto che sia il sogno a esprimere senza condizionamenti logici la forza creativa del pensiero umano, ecco un’elaborazione digitale dei luoghi e delle voci che popolano le nostre visioni nel sogno. L’installazione Onirica () è attualmente esposta all’interno delle mostre “Ventanas al futuro”, presso l’Espacio Fundación Telefónica di Madrid e “Hello, Human!” Al MoCa di Taipei ed è realizzata nella barriccaia di Pasqua Vini a San Felice Extra in edizione “site specific”, aperta al pubblico fino al 20 aprile (tutti i giorni dalle 12 alle 21). Un’opera che prende avvio dall’insolito materiale custodito in due “dream bank” all’Università di Bologna e all’Università della California Santa Cruz, per un totale di 28.748 testimonianze oniriche raccolte. Una massa di dati analizzata tramite un modello di “machine learning” che ha riconosciuto e indicizzato temi ricorrenti e connessioni tematiche o semantiche in una sorta di mappa concettuale. A quel punto fuse* ha creato in Onirica () una successione dinamica di visualizzazioni molto simile a quella della nostra mente mentre sogniamo. Alla base dell’evoluzione visuale dell’opera vi è un modello generativo di diffusione text-to-image: ciascuno dei 30 sogni selezionati dall’Università di Bologna è stato frazionato in paragrafi, frasi e scene poi processate da un Large Language Model, che ha estratto la struttura e le informazioni visive contenute nei singoli resoconti onirici. La stesura di brevi testi con precise descrizioni compositive e di soggetto ha indirizzato poi il modello verso una traduzione visiva del sogno. Il tappeto sonoro di Onirica () ricalca l’andamento ideale del sogno. Le voci che interpretano i racconti dei sogni sono realizzate tramite un modello generativo text-to-audio, basato su intelligenza artificiale, per il quale è stato necessario un lavoro approfondito di generazione e selezione dei risultati.

Più facile a vedersi che a essere spiegata, capace di portare nello spettro del visibile una dimensione intima, suscitatrice di numerose e vertiginose riflessioni, Onirica () è un’opera ambiziosa e valoriale, che rende evidente la volontà di restituzione a Verona da parte della Famiglia Pasqua, in un ideale dialogo dalla cantina alla città. “Guardiamo a tutte le forme in cui la creatività si esprime, come l’arte, come fonte di ispirazione e luogo di ricerca, che poi con sguardo nuovo traduciamo nei nostri progetti spiega l’amministratore delegato di Pasqua Vini Riccardo Pasqua -. Accogliere nel cuore della cantina, in una delle due nostre barricaie, un’opera di così grande valore artistico è per noi importante e significativo.

L’innovazione è la cifra stilistica che distingue i nostri progetti ed è dando forma concreta ai sogni che è possibile generare innovazione. Onirica () traduce alla perfezione il nostro spirito e ci permette di condividerlo con chiunque lo desideri nella settimana più importante per il vino italiano che è Vinitaly”.

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