Il cuore cristiano di Milano

Milano appare associata a una vorticosa corsa verso la modernità e agli affari. Ma sant'Ambrogio ci ricorda anche il legame della città con la sua identità cristiana: profondo, armonioso e discreto

La Chiesa di Sant'Ambrogio a Milano
La Chiesa di Sant'Ambrogio a Milano

Milano è città che in questa fase appare associata a una vorticosa e intensa corsa verso la modernità, all'economia, agli affari, all'imprenditoria, all'immagine e all'etereo. Città costretta a correre, a non pensare, a farsi prendere dalla frenesia, intrappolata fuori dalla storia e da qualsiasi riferimento profondo e identitario. Ma al cuore profondo della città, nella sua anima più intima, Milano risplende come città complessa, piena di storia e profondamente legata al suo retaggio cristiano, a un ruolo di protagonista del cattolicesimo portato avanti con discrezione ma in maniera inesorabile sin dai tempi del vescovo Ambrogio.

"Ambrosiano" è sinonimo di milanese, e non esiste altra città d'Italia e d'Europa che si identifichi in maniera tanto diretta col suo santo e patrono. Sant'Ambrogio è per Milano il giorno in cui c'è l'occasione di fermarsi a rifiatare, riflettere, identificarsi nella città come una collettività piena di storia. In una lettera del 1933 lo scrittore Elio Vittorini dichiarava che Milano era "città piena del mondo", e del mondo è sempre stata piena anche una Chiesa, quella ambrosiana, rimasta per tutta la sua storia, da Ambrogio in avanti, protagonista della storia della città.

Lo ha ben raccontato Aldo Maria Valli, affermato vaticanista e saggista, nel saggio Milano nell'anima, in cui attraverso un viaggio nella storia e nella geografia, financo nella toponomastica, del capoluogo lombardo si capisce il profondo legame tra la Chiesa ambrosiana e una vera e propria "città dello spirito". Una città il cui arcivescovo è capo di rito, nella cui vita religiosa "c'’è la devozione, c’è la solidarietà, c’è la partecipazione, c’è l’amore per le proprie radici, c’è l’attivismo organizzatore, c’è la tensione educativa verso i giovani. Una grande Chiesa viva e vivace" che ha saputo avere protagonisti in ogni epoca. Ambrogio è la fonte a cui si sono abbeverati tutti i pastori che hanno segnato Milano: uomo di fides ma anche, se non soprattutto, esponente della civitas. Milano, la città capitale imperiale da cui Costantino proclamò la libertà di culto per i cristiani con il celebre editto, è anche la città di Carlo Borromeo, di Ildefonso Schuster, di Giovanni Battista Montini. Vescovi e uomini politici, guide materiali e spirituali per la città, protagonisti dei loro tempi più di quanto capitato a altri porporati.

Montini, ad esempio, prima di essere papa con il nome di Paolo VI (1963-1978) lanciò l'ultimo grande piano di costruzione di chiese e di vera e propria "missione" in ambito urbano promuovendo la creazione di luoghi di culto e parrocchie nei quartieri che a partire dagli Anni Cinquanta venivano abitato da sempre più persone per via dell'immigrazione interna al nostro Paese. Nell'arco dei suoi otto anni e mezzo a Milano, Montini mise in cantiere, e in gran parte portò a termine, ben 135 chiese in tutta la diocesi. Una strategia lanciata dal suo predecessore, il cardinale Schuster, e che il futuro Papa perseguì sentendo tutta l’urgenza di quel momento storico. A presidio spirituale e materiale di nuove comunità in larga parte abitate da lavoratori delle industrie alle prese con ristrettezze economiche e domande di sicurezza sociale Montini affidò un compito strategico al Comitato delle nuove chiese, alla cui presidenza aveva chiamato Enrico Mattei.

Parliamo dell'ultima, grande ondata di edificazione ecclesiastica della storia della città, proseguita sulla scia di quante si erano avviate a partire da Ambrogio. "Sono tante le chiese a Milano", nota Valli. "E nella quantità si trova di tutto. Spesso sono belle ma di una bellezza discreta", come San Maurizio al Monastero Maggiore, piccola Cappella Sistina milanese nel cuore di Corso Magenta; "altre volte, invece dal punto di vista artistico e architettonico non sono particolarmente pregevoli, ma hanno valore per la storia che raccontano", come è il caso di una piccola chiesa vicina a Via Lorenteggio, l'oratorio di San Protaso, intrappolato in uno spartitraffico, risalente al IX secolo e per lungo tempo lasciato così in abbandono da essere soprannominato "chiesetta delle lucertole" prima che la comunità locale si facesse carico del suo restauro. Vi sono chiese che "appaiono in molti casi come isole sopravvissute in un mare di cemento e asfalto", come accade alla Basilica di Sant'Antonio da Padova situata nel cuore di Porta Garibaldi tra gli edifici moderni, le torri, le sedi delle banche, dei grandi gruppi della consulenza e delle multinazionali straniere.

Queste chiese sono i gioielli di una corona che ha al suo centro l'assoluto protagonista, il Duomo. Negli ultimi decenni promosso a icona "pop", a teatro per film, foto, pubblicità, a facciata del luogo di adunata più celebre della città, ma che con i suoi "pinnacoli luminosi", come li definì il cardinale inglese John Henry Newman vuole essere un inno di Milano a Dio. Un inno declinato alla maniera milanese, "ambrosiano", come una fabbrica perenne, in continua evoluzione, simbolo della transizione della città attraverso le sfide della modernità, dell'etica del lavoro della città. Simbolo di ciò che permise a Newman, anglicano folgorato sulla via della Chiesa di Roma, di affermare che "nella città di Sant'Ambrogio uno comprende la Chiesa di Dio più che non nella maggior parte degli altri luoghi". La Chiesa di Milano è laboriosa, operante, umana. Nel mondo ma oltre il mondo dai tempi del suo padre nobile, funzionario promosso vescovo che seppe unire la comunità perorando l'uso socialmente orientato della proprietà, declinando in nome dell'amore per Cristo le virtù civiche e sociali dell'età romana, orientando verso la fede il suo maggior discepolo, Sant'Agostino. Una Chiesa controcorrente, dunque, per una città dall'animo cristiano discreto, ma vivo. Oggi identificabile nella diffusione profonda delle iniziative solidali, di sostegno agli ultimi, ai dimenticati, agli emarginati di ogni etnia, nazionalità, fede, nella pervasiva ramificazione delle organizzazioni sociali di matrice cattolica, nella vivacità con cui anche nel cuore della modernità il cristianesimo di Milano vive negli individui e nella collettività. Sant'Ambrogio a Milano cade il 7 dicembre, ma andando per i luoghi di culti più o meno famosi della città è come se vivesse tutti i giorni in una coralità di voci che richiamano alla lunga, e spesso dimenticata, storia di una città centrale nella storia dell'Italia e dell'Europa.

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