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Cultura e Spettacoli

Architettura da museo o da abbattere PROMOSSIBOCCIATI

Architettura da museo o da abbattere PROMOSSIBOCCIATI

È un monumento editoriale, questa Architettura del Novecento di Einaudi, e io sono alle prese coi due tomi appena usciti di «Opere, progetti, luoghi» (pagg. 1720, euro 180), racchiusi in solido cofanetto con tanto di nastrino per facilitarne l'estrazione. Gutenberg ne sarebbe fiero ma vediamo che cosa ne penserebbe Vitruvio, anzi no, vediamo che cosa ne penso io, che non sono un architetto morto ma un fruitore di architettura vivo. Pagina dopo pagina mi trovo davanti i capolavori veri o presunti dell'architettura del secolo scorso che anziché riflessioni accademiche mi inducono desideri, sogni, spaventi, rimpianti, buoni e cattivi propositi, verbi.

ABBRONZARSI Gli edifici di Frank Gehry, dai meno conosciuti fino al Guggenheim di Bilbao, più che ai quadri cubisti sembrano ispirati agli specchi di cartone riflettente che negli anni Ottanta le riviste femminili regalavano alle loro lettrici, per ustionarle meglio. «Le persone che abitano vicino alla Walt Disney Concert Hall si lamentano del fatto che le luccicanti curve in acciaio inossidabile della struttura indirizzano verso i loro appartamenti tanta luce solare e alzano la temperatura delle loro case di 9 gradi», e questo non lo dice l'opera Einaudi ma il filosofo John Silber, però cambia poco perché anche gli einaudiani onestamente ammettono che Gehry e soci intendono «la città come crogiolo traballante di priorità contrastanti, come luogo della più fantasiosa prassi architettonica». Altro che Marcello Piacentini! È questa la vera architettura fascista, l'architettura del me-ne-frego: l'archistar costruisce come gli pare e piace, infischiandosene se poi i residenti traballano o si scottano.

FARE L'AMORE A chi di mestiere non fa lo storico dell'architettura la Casa della Meridiana di Giuseppe De Finetti non dirà molto. Sembra una palazzina prebellica come tante, solo studiandola si scopre che il sagace architetto eliminò scalone e pianerottoli consentendo di raggiungere gli appartamenti direttamente da un «ascensore padronale» (splendido, desueto aggettivo). È quindi la casa perfetta per gli incontri clandestini, per chi vuole invitare qualcuno senza farlo sapere ai vicini pettegoli. Anche l'ubicazione aiuta: via Marchiondi, una delle vie più segrete del centro di Milano.

PREGARE Un povero cristiano sfoglia Architettura del Novecento e gli prende la voglia di pregare Allah e farsi maomettano. Come spiega Fiorella Vanini, l'architetto Portoghesi fu spinto a servirsi degli elementi della tradizione architettonica araba e infatti oggi quella di Roma è «una Moschea che viene riconosciuta dagli islamici come qualcosa di proprio, di familiare». Mentre gli architetti delle chiese cattoliche contemporanee, con la complicità di vescovi ipocredenti o peggio, realizzano di norma edifici non percepibili come cristiani bensì estranei, respingenti, alieni. Dio è ovunque meno che nei templi gnostici o new age progettati da Le Corbusier, Meier, Tadao Ando, Piano e Botta.

VOTARE Il Club Rusakov, una sorta di casa del popolo progettata da Kostantin Melnikov durante il regime sovietico a Mosca, anziché un luogo di ritrovo sembra una centrale nucleare o un forno crematorio. Terrificante esempio di ideologia totalitaria fatta cemento, basta guardarla per provare l'urgente desiderio di votare un qualsivoglia politico liberale, eventualmente anche Oscar Giannino.

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