La bellezza, la violenza e l'orrore delle cose che succedono la notte

Il nuovo libro di Peter Cameron getta il lettore nel Grande Nord segnato dal freddo, dal vento e dalla neve. È qui che i personaggi si perdono e quando si ritrovano sono profondamente cambiati

La bellezza, la violenza e l'orrore delle cose che succedono la notte

Il grande, immenso Nord. Quello costantemente sferzato dal vento, dove la neve cade violenta e continua, le strade finiscono per perdersi e le persone rischiano di essere inghiottite nel nulla. Le ore di luce sono poche ed è nel buio di quelle lunghe notti che la realtà si ribalta. Per chi ci vive è normale. Ma cosa succede se pur di adottare un figlio una coppia di mezza età decide di attraversare quel confine che, " come un sipario abbassato in fretta su uno spettacolo amatoriale andato nel peggiore dei modi", li getta nella completa oscurità? Nel suo ultimo libro pubblicato da Adelphi, Cose che succedono la notte, Peter Cameron accompagna il lettore in un vortice di emozioni e incontri che porteranno l'uomo e la donna, a cui non verrà mai dato un nome, a cambiare per sempre.

"Erano in viaggio da giorni, prima in aereo, poi in treno e in traghetto e adesso di nuovo in treno, poiché erano diretti in un posto ai confini del mondo, nell’estremo Nord di un paese nordico, per giunta difficile da raggiungere". Un Paese sperduto. Quasi irraggiungibile. "Era come un viaggio del secolo precedente - scrive Cameron - una questione di giorni piuttosto che di ore, la terra solida e concreta sotto i loro piedi, sempre a insistere sulla propria vastità". E lassù, in mezzo al nulla, un grand hotel, il Borgarfjaroasysla Grand Imperial Hotel, costruito nella speranza che prima o poi il Cio gli assegni le Olimpiadi e li renda ricchi. "La hall dell’albergo era buia e somigliava a una caverna, nella penombra non si distinguevano le pareti - si legge nel primo capitolo - per arrivare al banco della reception, che si ergeva come un altare in fondo all’immenso ambiente, di fronte alle porte d'ingresso girevoli, marito e moglie dovevano attraversare un'ampia distesa di moquette a motivi arzigogolati che si susseguivano all'infinito". Una volta arrivati davanti alla giovane donna, che indossa la divisa dell'albergo, non sanno che quella non è "la tappa finale del viaggio" ma solo l'inizio.

Tutte le pagine dell'ultimo libro di Cameron sembrano intrise della pesantezza della neve. Una coltre bianca che, anche quando è giorno, rende difficile orientarsi. Tanto che entrambi i protagonisti finiscono, appunto, per perdersi. Non potrebbe succere altrimenti in un Paese dove in inverno anche le strade spariscono. "È difficile seguirne il percorso con tutta questa neve", si legge nel romanzo. "Ogni giorno lo spazzaneve, passando, devia un po', e a primavera ci accorgiamo che una strada è finita dentro un giardino, oppure in una cunetta". Le chiamano haamu tie. Strade fantasma. In primavera, quando la neve si scioglie, ricompare tutto ciò che è rimasto nascosto per i lunghi mesi freddi. La terra viene restituita agli abitanti ed è una festa. Il primo maggio, per tradizione, ne mangiano addirittura una generosa cucchiaiata.

Per tutto il libro il lussuoso albergo, nascosto nel cuore di una fredda foresta, è uno dei pochi punti saldi attorno a cui la coppia tenta di far riferimento per non perdersi del tutto. Gli altri due sono un orfanotrofio, dove i bimbi sperano di trovare genitori che gli possano dare un nome e regalare un futuro migliore di quello che la natura gli ha assegnato, e una sorta di santuario all'interno del quale opera un ambiguo guaritore. In questo triangolo marito e moglie finiscono per perdersi, non appena si accorgono che i propri desideri non collimano più. Al di fuori degli spazi chiusi c'è lo spazio infinito che fa paura tanto è vuoto e inafferrabile. E così, mentre la donna viene sempre più attratta dal miraggio di una cura al male incurabile che la divora dentro, il marito si lascia distrarre dagli ambigui ospiti dell'hotel, prima un losco uomo d'affari, che lo avvicina solo per riuscire a realizzare il proprio sordido desiderio, e poi Livia Pinheiro-Rima, un'anziana ma ancora avvenente cantante che lo aiuterà a ricordare il vero scopo di un enigmatico viaggio che, pagina dopo pagina, si fa via via sempre più snervante: portare a casa, a New York, il piccolo Simon. Anche a costo di lasciare lì, in mezzo alla neve, un pezzo di sé.

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