«Il cardellino» di Donna Tartt vince il Pulitzer

Stephen King lo ha definito «un trionfo» e il suo flair non ha sbagliato: le quasi 900 pagine de Il cardellino (Rizzoli), opera terza di Donna Tartt, hanno vinto il Pulitzer 2014 per la fiction (per il giornalismo il premio è andato al Guardian e al Washington Post per come hanno coperto lo scandalo del Datagate provocato dalle rivelazioni di Edward Snowden). La Tartt - classe 1963, non è sposata, non è fidanzata, non ha figli, vive sei mesi a New York e sei mesi in una fattoria della Virginia, scrive tutti i libri a mano e li riscrive anche 3/4 volte - ha dichiarato più volte che scriverà cinque romanzi per mezzo secolo, uno ogni dieci anni. Il cardellino è il terzo, dopo Il dio di illusioni, 5 milioni di copie in tutto il mondo, e Il piccolo amico, «solo» 300mila e un cambio di scuderia editoriale, da Random House a Little, Brown (tuttavia è da molti critici considerato il suo miglior romanzo). Nonostante questa avarizia produttiva, è una delle scrittrici più quotate del mondo e c'è da credere che dopo questo premio lo diventerà se possibile ancora di più. Forse perché è «irregolare», fuori dal tempo e dal marketing, e questo ultimo romanzo lo dimostra: la «splendida cornice» è offerta dal mondo dell'arte, tra fiumi di denaro, falsi e falsari e il protagonista, Theo, come il fratello di Van Gogh, è di quelli che non si dimenticano: ci tiene avvinti dentro un flusso di coscienza che, nella claustrofobica stanza d'albergo ad Amsterdam in cui è barricato parte dai tredici anni a New York, torna al presente e giunge all'opalino finale. Siccome i numi tutelari sono Salinger e Dickens, inevitabile la quantità e qualità degli avvenimenti: Theo è adolescente complice di una madre straordinaria. Theo l'accompagna al Metropolitan dove la donna muore, vittima della bomba di un attentato, e il ragazzo raccoglie da terra il Cardellino di Carel Fabritius, maestro olandese di Vermeer. Theo, depresso e silenzioso, sarà preso in custodia dai Barbour, la ricchissima e inquietante famiglia dell'amico Andy. Theo di nascosto frequenta la bottega dell'antiquario Hobie e della nipote bambina Pippa. Theo migliora e proprio allora viene trascinato a Las Vegas dal padre alcolista Larry, mentre Pippa finirà in Texas. Poi il romanzo procede senza esclusione di colpi per tornare a quella misteriosa stanza ad Amsterdam. Attraverso segreti, droghe, idiosincrasie sociali, ma soprattutto due ingredienti che fanno l'unicità dei romanzi di formazione: avventura e solitudine.

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