"Ho vinto il Campiello ridando una voce agli emigranti del Sud"

Il romanzo di Marco Balzano affronta un bel pezzo di storia italiana e un tema di scottante attualità come l'immigrazione

Un po' ce lo aspettavamo. Il libro è perfetto per la giuria popolare del Campiello: un bel pezzo di storia italiana per partire, gli anni Cinquanta, e poi, ben raccontati, i successivi; un tema di scottante attualità come l'immigrazione; un posto d'onore per la letteratura, letta, trasmessa, salvifica. Marco Balzano, insegnante, scrittore, poeta, critico letterario, nato a Bollate 37 anni fa, ha stravinto con L'ultimo arrivato (Sellerio) il premio di Confindustria Veneto con 117 voti, 42 di scarto sull'eterno secondo big Antonio Scurati e il suo Il tempo migliore della nostra vita (Bompiani). A portarlo sul podio la storia del piccolo Nino, nove anni, emigrante meridionale, di tanti strepitosi comprimari.

Avrà contato nei cuori della giuria quella foto di un bambino migrante che pochi giorni fa ha fatto il giro del mondo?

«Me lo chiedono tutti e posso solo rispondere che dell'immigrazione di cui si tratta nel mio romanzo si è molto poco parlato, mentre oggi di immigrazione si parla tantissimo. Perciò, se leggendo questa storia, che parla di un'altra epoca e di un altro tipo di immigrazione, il lettore può farsi un'idea molto meno semplificatoria dell'immigrazione di oggi, questo è un motivo in più di contentezza per averlo scritto».

Il suo però non è un romanzo storico, ma «fiction attendibile». L'ha detto lei.

«Un romanzo, come dice La Capria, deve prima di tutto commuovere, emozionare. A me interessava creare forma mentis , dinamica, linguaggio, contesto storico attendibili e poi infilarci una vita soggettiva e unica come la sua o, la mia. Con limiti, virtù, tabù. Non c'è bisogno in un romanzo di riferirsi per forza a una vita realmente esistita».

È questo che non ha giovato, con una giuria popolare, al romanzo di Scurati su Leone Ginzburg?

«Trovo che le giurie popolari siano un meccanismo pregevole. Ed esistono libri che arrivano più immediatamente, altri che necessitano di una meditazione diversa. Detto questo, non so fare un paragone tra il mio libro e quello di Antonio».

E Scurati del suo che ne pensa?

«Ho regalato il mio libro ad Antonio il primo giorno in cui l'ho conosciuto. Ma poi durante la tournée non ne abbiamo mai parlato. Non so dire quale sia il suo parere».

È vero che vorrebbe che Roberto Baggio leggesse il suo libro?

«Da juventino mi farebbe piacere. Non solo è il mio idolo di infanzia e adolescenza, ma uno che senza clamori si è dedicato alla solidarietà».

Qualcuno ha risposto «Umberto Eco».

«Anche a me farebbe piacere se lo leggesse Marias, Roth o Eco. Ma non è detto che la letteratura debba rimanere tra i letterati».

È un discorso da insegnante... Come scrittore porta qualcosa in più in classe ai suoi studenti?

«Come tutti gli scrittori ho grande attenzione per le parole. Tuttavia i saperi e le intelligenze sono tante. Lo scrittore può condividere con gli studenti tanto quanto uno che fa un buon risotto».

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