King si riaccende guardando in tv i propri fantasmi

Sono in tv dunque esistono. Anche se sono fantasmi del passato, tornati a interrogare la coscienza di un vecchio vedovo che ammazza il tempo guardando noiose partite di baseball sui canali via cavo.
Il pensionato Dean vede tra gli spalti inquadrati dalle telecamere facce fin troppo note. Come il dentista sadico della sua infanzia. O peggio, quel collega di lavoro con il quale era entrato in conflitto, risolvendo la questione con un colpo basso, ovvero rivelare agli altri azionisti dell'azienda la predilezione dell'avversario per i ragazzini, meglio se palestrati. Ricatto. E non a fin di bene, visto che il rivale forse non aveva tutti i torti. O peggio ancora, quel compagno di scuola, il piccolo Scoody, annegato nei pressi di una diga dopo un pestaggio a cui Dean lo aveva sottoposto in compagnia di altri bulli. O addirittura la moglie, proprio l'unica persona con la quale riteneva di non avere alcun conto da regolare, salvo qualche piccolo tradimento. Può mancare un colpo di scena? Non ve lo raccontiamo. Ma non manca, ovviamente.
Questa storia di fantasmi, con abbondante contorno di baseball, è il nuovo libro di Stephen King, scritto con la collaborazione di Stewart O'Nan, autore che condivide la passione del re del terrore per i Boston Red Sox, e pubblicato solo in formato digitale (e-book) da Sperling & Kupfer (4,99 euro). Un volto tra la folla è un lungo racconto, a occhio si direbbero circa quaranta pagine cartacee, in cui King concentra, con la consueta, assoluta padronanza della ghost story, alcuni dei suoi temi fondamentali. King è uno scrittore morale (non moralista, per carità) e qui non potrebbe essere più evidente. Siamo dalle parti delle tradizionalissime morality plays, naturalmente aggiornate con occhio infallibile per la cultura pop del momento, dalla marca delle bevande ai bestseller di tendenza. Non ci sono dubbi su dove stia il Male, dove il Bene e chi abbia militato nella squadra dei cattivi. Centrale è il tema del passato, e dei ricordi. Cediamo la parola a Stephen King che, commentando Shining in una rara edizione in tascabile, una volta scrisse: «I veri fantasmi della nostra vita non sono forse i ricordi?». Così è in questa storia, in cui l'anziano Dean scopre di essere come l'Overlook Hotel che tormentava Jack Torrance: in fondo un'anima infestata di spettri come un lugubre albergo isolato tra le montagne.

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