Lovecraft, l'orrore nell'abisso dell'umano

Edizioni Npe pubblica una graphic novel imperdibile: i primi racconti horror dello scrittore americano

Quando, nel maggio del 1920, Howard Phillips Lovecraft scrive all'amico Reinhardt Kleiner, il racconto I gatti di Ulthar non è stato ancora terminato. Ce l'ha in mente, ma la stesura è embrionale e deve essere esplosa in tutta la sua bellezza. "Sono appena all'inizio", spiega. Sa già, tuttavia, di avere per le mani "una trama semplice ma molto macabra" che può colpire l'immaginario del lettore portandolo in un girone infernale di cattiveria e dannazione. Quasi un secolo dopo le matite di Giuseppe Congedo e Antonio Montano hanno trasposto sapientemente quella storia in un libro recentemente dato alle stampe da Edizioni Npe. Nella graphioc novel H.P. Lovecraft: I gatti di Ulthar e altri racconti (80 pagine, 16,90 euro) sono raccolte quattro storie che ripercorrono i primi passi nell'incubo fatti dallo scrittore americano.

Nel suo saggio H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita, Michel Houellebecq racconta molto bene il disagio dello scrittore di Providence nel rapportarsi col prossimo. "Sono talmente stanco dell'umanità e del mondo - diceva - che nulla suscita la mia attenzione se non comporta almeno due omicidi a pagina, o se non tratta di innominabili orrori provenienti da altri spazi". I racconti selezionati da Congedo e Montano sono tutti precedenti al Ciclo di Cthulhu. Non ci sono divinità cosmiche che urlano al centro dell'universo, dal fondo di abissi ribollenti non emergono spaventose creature tentacolari. Il terribile vecchio, I gatti di Ulthar, L'estraneo e Il Segugio sono (quasi) storie di vita quotidiana. Ed è appunto in questa quotidiana semplicità che storie spaventose che tengono attaccato il lettore fino all'ultima tavola. I colori sono acidi, i tratti pulp. E tutto si armonizza nella brutalità dei soggetti raccontati. Esattamente come con il protagonista del terzo racconto che si ispira dichiaratamente agli scritti di Edgar Allan Poe e che, come spiega lo psicologo Dirk Mosig, "si presta facilmente a una interpretazione psicoanalitica" pur apparendo "non meno denso di significati" se analizzato "attraverso una griglia di riferimenti metafisici". L'estraneo diventa così una sorta di confessione letteraria che getta il lettore negli abissi per fargli toccare con mano il significato ultimo di sentimenti devastanti come la solitudine, l'isolamento e la diversità. Ed è qui che Lovecraft si mette faccia a faccia con uno dei temi che gli sono piùà cari: la devastante densazione di sentirsi completamente fuori dal mondo.

Ne Il richiamo di Cthulhu Lovecraft spiega che "la cosa più misericordiosa al mondo" è "l'incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti". "Viviamo su una placida isola d'ignoranza in mezzo a neri mari d'infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano - scrive - le scienze, che finora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arrecato troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d'insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura". Con queste visioni il lettore che sfoglia le tavole edite da Edizioni Npe deve sicuramente fare i conti. Quando ne Il terribile vecchio lo scrittore inventa la città portuale Kingsport ha probabilmente in mente località reali del New England, ma potrebbe anche essere uno dei tanti (non) luoghi che almeno una volta nella nostra vita ci ritroviamo a percorrere. È qui che si può svelare da un momento all'altro l'incubo. L'incubo della realtà quotidiana che si può celare tra le vie solitarie di un paesino di mare o negli occhi furtivi di un gatto randagio e in cui Lovecraft intravede "il fascino dell'ignoto".

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