Non inseguiamo i "pezzi" super: prendiamo esempio da Zavattini

Presentiamo un brano del saggio di Claudio Borghi Aquilini, "Investire nell'arte"

Economista, docente dell’Università Cattolica di Milano, giornali­sta ed ex managing director di Deutsche Bank, Claudio Borghi Aqui­lini è anche un appassionato di arte, come testimonia la sua rubrica su Twitter «Un quadro al giorno». Così nel suo saggio edito da Sper­lin& Kupfer dal titolo Investire nell’arte. Il nuovo oro: come salvare i nostri risparmi dalla crisi (pagg. 224, euro 17,90) ha coniugato professione e passione. Per gentile concessione dell’editore, presentia­mo qui un brano del libro che sarà nelle edicole martedì prossimo.

Il vincolo di bilancio deve sempre essere soppesato con attenzione, se si intende impostare l'ambito di costruzione di una raccolta d'arte tematica e omogenea. La cifra presumibilmente disponibile potrebbe infatti essere impiegata o in opere minori di un ambito artistico molto ampio o comunque già ben valorizzato dal mercato, oppure in lavori di grande qualità di un settore specifico o di nicchia.
Supponiamo che si decida di collezionare «arte astratta» genericamente intesa: una raccolta che preveda opere significative dovrebbe confrontarsi con le quotazioni elevatissime di maestri come Kandinskij, Pollock, Mondrian, Rothko e, in mancanza di un budget di diversi milioni di euro, occorrerà accontentarsi di piccoli schizzi di mano di questi grandi autori, oppure dedicarsi ad artisti minori.
In ambedue i casi, l'esito rischia di non essere ottimale: il risultato sarà scarsamente rappresentativo del filo conduttore che ci si era proposti di seguire. La soluzione dei lavori minori, infatti, se da un lato potrebbe «fare status» nei confronti del visitatore occasionale per la presenza di grandi nomi in collezione, se pur magari con opere di dimensioni assai contenute o di limitata qualità, ha però il difetto di focalizzarsi su pezzi secondari, raramente valorizzati dal mercato se non in brevi periodi di forte crescita dei prezzi dei beni artistici. Viceversa, lavori di buona qualità ma di autori molto secondari potrebbero forse fare un'ottima impressione estetica all'occasionale e inesperto visitatore della raccolta ma, proprio in quanto opera di semplici epigoni dei capiscuola, rischiano di risultare poco significativi per la comprensione del movimento o del periodo che si desidera tematicamente seguire.
Conviene invece strutturare il perimetro della collezione in modo tale da mantenere alto il livello qualitativo sulla base del budget realisticamente prevedibile. Non si dovrebbe avere timore di restringere troppo il confine tematico di base: vi sono raccolte di grande gusto e rilevanza focalizzate solo su artisti attivi in una singola città in un ridotto arco temporale, oppure che comprendono opere realizzate in uno specifico anno, o aventi solo un determinato soggetto o addirittura un'unica misura.
Il cuore della collezione Boschi Di Stefano è per esempio costituito da una semplice caratteristica: si tratta di opere acquistate direttamente dagli artisti, soprattutto quelli gravitanti attorno al bar Giamaica di Milano negli anni Cinquanta.
La collezione Zavattini, invece, contiene unicamente piccoli autoritratti di artisti formato 8x10 cm, iniziata quasi per caso e poi diventata sempre più ricca grazie ad apporti volontari, fino a superare le 150 opere, acquisite poi dalla Pinacoteca di Brera.
Persino raccolte museali di rilevanza internazionale, come quelle del Comune di Milano, hanno deciso di non muoversi a tutto campo nel panorama artistico mondiale, limitando il raggio d'azione dell'esposizione permanente nel Museo del Novecento alla pittura e alla scultura italiane, lasciando ai maestri internazionali solo un'introduzione nella prima sala, affidata alle opere della collezione Jucker. Nulla impedirà ovviamente di allargare in un secondo momento la collezione, qualora ci si prefigga un obiettivo più ambizioso con la decisione di impiegare risorse maggiori.
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Niente può sostituire la pratica. Inaugurare una collezione con un'opera importante può essere rischioso: difficilmente, infatti, il primo acquisto sarà realizzato in modo ottimale, dato che le capacità di ricerca, scelta, valutazione, acquisizione e conservazione di un'opera si affinano con il tempo. Meglio quindi iniziare con lavori di prezzo contenuto, in modo tale da impratichirsi con le peculiarità di questo genere di investimento e da arginare le conseguenze di eventuali errori di inesperienza. Se si pensa di poter comprare opere di un costo X, allora conviene che il prezzo delle prime acquistate sia compreso tra un decimo e un terzo di tale valore.

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Commenti
Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 13/01/2013 - 14:29

Apprezzo certamente qualunque indicazione e consiglio su come iniziare una collezione, anche per il fatto di essere pressoché incompetente su questa materia. Tuttavia, ripeto, da estraneo a questa realtà, ho però la convinzione che una vera collezione, fondamentale e degna di questo nome si fa "sul campo"; si fa quando si conoscono personalmente gli artisti e si ha modo di giudicarli e di condividere la loro visione nel suo "farsi". Il furbo Bonito Oliva conosceva bene quelli della Transavanguardia e anche e soprattutto per questo ne ha (sicuramente) collezionato le opere migliori. Senza contare che poi, in questo modo, le opere si pagano molto di meno, perché ancora il mercato non conosce e non ha assorbito le opere. Comprare un quadro in televisione certamente è avvilente, ma per molti (e anche per me) rappresenta l'unica maniera di approcciarsi all'inizio di una collezione; continua ad essere sempre fondamentale conoscere il mercato "dal vivo" e l'acquisto può essere un investimento solo se si è incoraggiati da elementi che, comunque, conoscono il mercato, i trucchi e sanno indirizzare nella giusta direzione. Si consolidano sempre di più le dinastie.