La (vera) libertà contro l'omologazione delle masse

Ne "La ribellione delle masse" José Ortega y Gasset ha teorizzato i rischi della massificazione dell'uomo nelle moderne società industriali. La sua lezione vale anche ai giorni nostri

L'uomo-massa di Ortega y Gasset
L'uomo-massa di Ortega y Gasset

Un filosofo e pensatore liberal-conservatore, non privo di tratti elitisti, che seppe però indicare alle classi emergenti dei primi decenni del Novecento la via ideale per l'emancipazione attaccandone conformismi e spinte all'omologazione. Un uomo di un altro secolo che capì in anticipo le pulsioni problematiche che le ideologie totalitarie del Novecento avrebbero creato comprimendo gli individui alla massificazione, azzerandone originalità e diversità, e che il neoliberismo avrebbe portato all'eccesso sostituendo la religione del consumo e l'individualismo ai legami comunitari e alle dialettiche politiche. Un elitista che seppe capire che il modo migliore per portare le tematiche della filosofia e dell'analisi politologica al grande pubblico passava per la costruzione di un invito sistemico al ragionamento, all'analisi critica, al dibattito attraverso uno stile chiaro e semplice. José Ortega y Gasset è stato un pensatore poliedrico, una figura complessa con tratti che possono apparire contraddittori, ma che ritrovano coerenza leggendo l'opera principale della sua ampia produzione: La ribellione delle masse, testo che a novant'anni dalla prima edizione spagnola (datata 1930) non perde di attualità.

Ortega y Gasset è il pensatore che sdogana il valore della gerarchia come alternativa ai regimi dei cosiddetti "uomini-massa" che riteneva il rischio principale per la sua epoca, ma anche il filosofo capace di cogliere la continua dinamicità dei corpi sociali. Per Ortega y Gasset "lo Stato è in ogni istante qualcosa che viene da e va verso. Come ogni movimento, ha un terminus a quo e un terminus ad quem", è un corpo in continuo cambiamento le cui evoluzioni devono essere però governate. Il grande fenomeno storico di inizio XX secolo, a suo avviso, avrebbe prodotto un'involuzione sistemica della qualità del governo e al tempo stesso delle relazioni umane.

L'uomo-massa, la creta informe plasmata da ideologie totalitarie o con aspirazioni universaliste, era già sotto gli occhi del pensatore spagnolo, per il quale "la massa travolge tutto ciò che è differente, singolare, individuale, qualificato e selezionato. Chi non sia come ‘tutto il mondo’, chi non pensi come ‘tutto il mondo’ corre il rischio di essere eliminato".

E se un tempo "tutto il mondo" poteva essere una coscienza collettiva plurale, fatta di confornto tra poli politici e sociali diversi, ai tempi di Ortega y Gasset si iniziava a concepire il problema dell'omologazione. Il fascismo, lo stalinismo, il nazismo fecero di questo concetto un punto di forza del loro martellante apparato di propaganda.

Per questo Ortega y Gasset valorizzava, nella sua epoca, il valore delle gerarchie sociali, specie di quelle più consolidate, contro le pressioni disgregatrici del populismo. Per citare Nial Ferguson, la "torre" doveva prevalere sulla "piazza" non in termini autoritari, ma per permettere un'integrazione graduale nel sistema degli uomini-massa. Lungi dall'essere un rigoroso tradizionalista o un nazionalista, Ortega y Gasset era favorevole all'evoluzione dei paradigmi sociali, ma li interpretava come organi da far evolvere gradualmente.

I "trenta gloriosi" del periodo post seconda guerra mondiale videro l'emersione, in Paesi come Italia, Germania, Francia, di una nuova coscienza plurale, democratica, repubblicana in cui culture politiche e sociali diverse (da quella democratico-cattolica a quella comunista, da quella socialdemocratica a quella liberale) seppero dialogare con profitto portando gradualmente gli uomini-massa a diventare protagonisti attivi e coscienti delle dinamiche storiche. Nacquero in quell'epoca i presupposti delle moderne società industriali, il welfare e l'istruzione pubblica, i corpi intermedi capaci di coordinare il rapporto tra individui, società e Stato. A mettere in crisi questi paradigmi sarebbe stata l'ideologia economica neoliberista, sorta dalla crisi del modello fordista-keynesiano nei primi Anni Settanta.

Ortega y Gasset allora era già morto, essendo deceduto nel 1955 all'età di 72 anni, ma il paradigma de La ribellione delle masse rimase più vero che mai. Il nuovo uomo-massa divenne l'individuo atomizzato della società dei consumi, apparentemente focalizzato sulla massimizzazione dell'utilità personale nei consumi e nelle scelte personali, separato dal resto della società dal declino dei corpi intermedi in Occidente (partiti, sindacati e così via) ma di fatto massificato dalla spinta all'omologazione nei modi di pensare e consumare imposta dai nuovi paradigmi sociali ed economici. Ritenuti, nella loro versione più radicali, potenziali forme di minaccia anche da chi, come Papa Giovanni Paolo II, non aveva riservato una critica meno feroce di quella del filosofo spagnolo ai danni sulla coscienza collettiva e i valori umani compiuti dai regimi totalitari.

Come non rivedere le previsioni di Ortega y Gasset nella "società dello spettacolo" narrata da Guy Debord, nel conformismo liberal-progressista e nel mondo segnato dal declino della politica e dall'ascesa del populismo e della sua dialettica semplificatoria? L'odierno uomo-massa è il cittadino trasformato in consumatore; l'attivista ridotto a influencer; il cittadino cosciente appiattito sul follower del leader politico di turno in cerca di visibilità; l'individuo che si va sradicando da qualunque sentimento di appartenenza (che si parli di nazione, religione, classe) con la stessa forza con cui i regimi di un tempo estremizzavano il radicamento ad essi.

Come non trarre dalla sua produzione l'insegnamento che la vera libertà sta nell'originalità e nell'incontro tra esperienze culturali e umane diverse e non nel livellamento? Che la società si nutre sia della presenza di corpi collettivi sia della valorizzazione delle differenze tra le persone, della dialettica tra individui? "Tutti nasciamo originali, ma molti muoiono da fotocopie": le parole del beato Carlo Acutis appaiono la chiave di lettura ideale per semplificare, in un aforisma, l'ammonimento di Ortega y Gasset alla sua epoca e ai giorni nostri: un appello che invita a usare le forze della ragione umana contro le ideologie, le strategie e le dinamiche che tendono inesorabilmente a depotenziarne il valore, rendendo di fatto l'uomo succube.

Commenti