Quando il Quirinale era la corte dei Papi

Il Quirinale è simbolo del potere da prima della Repubblica italiana. Da quando, cioè, i Papi lo usarono per ricordare al mondo di essere sovrani, non solo pontefici

Quando il Quirinale era la corte dei Papi

Il Quirinale è luogo fisico associato alla continuità del potere di Roma. Non mera metonimia, contenente per il contenuto indicato a simboleggiare il suo inquilino, il presidente della Repubblica italiana, ma centro nevralgico dell'autorità che nei secoli si è irradiata dall'Urbe. Sede nell'ultimo settantennio dei capi dello Stato dell'attuale Repubblica, per settantacinque anni (dal 1871 al 1946) residenza dei Re d'Italia, nei secoli precedenti il Quirinale ha ospitato le autorità che più a lungo, dopo la caduta dell'Impero, hanno avuto il controllo della Città Eterna, i Papi.

Il Vaticano è, naturalmente, associato al governo della Chiesa cattolica, all'istituzione pontificia, all'autorità dei Vescovi di Roma e Primati d'Italia. Ma per diversi secoli, dall'era carolingia alla breccia di Porta Pia (1870), i Papi sono stati anche, e in certe fasi soprattutto, sovrani. E a partire dal ritorno dei Papi da Avignone dopo il Grande scisma d'Occidente e la "cattività" in terra francese tennero a ribadire questa loro caratteristica nell'Urbe e nei suoi domini.

Per legittimarsi di fronte all'influenza delle famiglie romane, per inserirsi nel quadro della tendenza europea a consolidare corti e seguiti importanti per i sovrani, per mostrare un volto chiaro della loro importanza i Papi iniziarono a incentivare la straordinaria fase di creatività architettonica e artistica che fu carburante fondamentale per il Rinascimento. E soprattutto i grandi pontificati del Cinquecento furono i più attivi a incentivare la corsa allo sviluppo architettonico che culminò proprio nell'edificazione del Palazzo del Quirinale, inaugurato nel 1573 per fungere tanto da epicentro della corte politica del Papa quanto per grande struttura amministrativa.

Il compianto storico Antonio Menniti Ippolito (1960-2016) ha lasciato prima della sua precoce scomparsa in eredità un'importante opera sulle motivazioni che diedero, di fatto, al Quirinale la sua valenza politica attuale. Il libro I papi al Quirinale: Il sovrano pontefice e la ricerca di una residenza racconta di come i Sommi Pontefici, focalizzati sulla necessità di dare strutturazione a un apparato amministrativo sempre più ampio e ipertrofico, ebbero nel corso degli anni sempre maggior agio nell'identificare col Palazzo del Quirinale e i suoi 110mila metri quadrati di estensione (sesto palazzo più grande al mondo ancora oggi) il cuore pulsante dello Stato Pontificio.

Con la distinzione tra Quirinale e Sacri Palazzi il Papa poté affermare la sua natura complementare ma distinta delle due figure che ricopriva, quella del pontefice della Chiesa universale e quella del sovrano di uno Stato posto al centro dell'Italia. "Il Papa è al vertice di due strutture completamente distinte", ha scritto Menniti Ippolito. "La prima e più antica è quella che vede impegnati nella gestione di Roma, dello Stato e della Chiesa universale il Papa e il Concistoro", l'assemblea dei cardinali. La seconda, affermatasi dal Cinquecento in forma concorrenziale e in via sempre più sostitutiva della prima, è quella fondata su una "più strutturata rete in cui il Papa, che conserva piena e assoluta autorità sulla gestione degli affari", delega competenze e responsabilità "alla rete delle congregazioni e a altri uffici e magistrature" come il Sant'Uffizio, aventi nel Quirinale il loro centro politico, amministrativo, geografico.

Il Quirinale si sviluppò quale palazzo secolare, quasi senza simboli religiosi visibili e soprattutto (unico tra i palazzi apostolici con questa particolarità) senza una Chiesa aperta al pubblico. E se il Palazzo Apostolico rimase la residenza ufficiale del papa a lungo, a partire dal pontificato di Paolo V Borghese il Quirinale emerse come residenza stabile dei papi. Esso ha ospitato complessivamente una trentina di papi, da papa Gregorio XIII a papa Pio IX, ultimo pontefice-Re, distinguendosi in tal senso da tenute come Castel Gandolfo rimaste semplici residenze di villeggiatura.

All'inizio del Seicento col pugnace Paolo V, tra i maggiori propugnatori della Controriforma e del rilancio politico del papato "il Quirinale cessò di essere un luogo di rifugio dalla calura estiva" e "diveniva un funzionale luogo di lavoro per il pontefice". Luogo che condensò l'esercizio del potere sistemico della corte papale nel palazzo nel cuore della nuova Roma, a tre chilometri di distanza dalle Mura Leonine e dal Vaticano. Nel Quirinale ci fu l'epicentro di un potere amministrativo che mirava a pulire la tendenza al nepotismo, alla simonia, alla corruzione che infestava le corti papali. Per una strana eterogenesi dei fini, la Roma opulenta dei Papi rinascimentali generò la macchina che ne emendò le conseguenze più problematiche per l'immagine della Chiesa. Elevando il Quirinale a luogo prediletto del potere romano. Tanto importante per i pontefici che rimase l'ultimo presidio del potere papalino nella Roma non "sacra" dopo l'ingresso delle truppe italiane. Il palazzo, anche dopo la breccia di Porta Pia, restò occupato dalle guardie svizzere al servizio di Pio IX fino al 1º ottobre 1870, finché il generale Raffaele Cadorna, comandante del corpo di spedizione italiano, le fece allontanare con la forza.

I Re d'Italia prima e i presidenti della Repubblica poi, risiedendo al Quirinale, ne valorizzarono il peso sistemico agli occhi dell'Italia e del mondo. Confermando la felice intuizione dei Papi dei secoli precedenti di individuare un luogo simbolo del potere nella Città Eterna, nella metropoli che col potere più era stata impastata e identificata nella storia. Ieri come oggi, il Quirinale è stato centro dello Stato e cuore degli Stati profondi. Garanzia della continuità istituzionale. E del ruolo di Roma come capitale, come città inevitabilmente posta al centro, crocevia dei destini d'Italia.

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