Quei bellissimi mostri sopravvissuti alla ragione

Draghi, grifoni, chimere, idre iniziarono a popolare l'immaginario collettivo tredicimila anni fa. E continuarono a farlo anche a dispetto della scienza

Quei bellissimi mostri sopravvissuti alla ragione

Ci fu un tempo in cui draghi e grifoni, chimere e unicorni, centauri, sfingi, satiri e sileni abitavano la terra. E alcuni di loro resistettero all'avanzare dell'indagine scientifica fino alle soglie dell'età moderna, rifugiandosi nelle fiabe infantili e nei racconti e nelle leggende delle genti di montagna che abitavano luoghi isolati dove la natura ancora incombeva sull'uomo con tutto il suo mistero, e le notti lunghe e buie, erano percorse da brividi di paura. «Nelle caverne abita l'antica stirpe dei draghi» scrive Goethe nella Canzone di Mignon.

Sarà un enorme drago, realizzato dallo scultore-scenografo Gigi Giovanazzi, ad accogliere i visitatori (anche i più piccoli, affascinati da un mostro innocuo) nella prima sala della grande mostra estiva «Sangue di drago, squame di serpente» che si apre dopodomani al Castello del Buonconsiglio di Trento. Sede perfetta per una rassegna del genere, considerato il fascino fiabesco che ancora emana dai castelli, dove gli animali araldici dominano gli stemmi dipinti e intorno alle cui torri incrociano il volo i falchi, in una terra, il Trentino, che risente dell'immaginario germanico del vicino Tirolo (non era il drago Fafner il custode dell'oro del Reno?).

Organizzata in collaborazione con il Museo Nazionale Svizzero di Zurigo dalle cui sale escono per la prima volta pezzi di grande valore, la mostra indaga, attraverso affreschi, dipinti, arazzi, sculture, monili, objets de vertu, il mondo immenso e fatato degli animali fantastici che ricorrono costantemente nelle mitologie come nell'iconografia castellana.

Una ricerca accurata evita alla rassegna di perdersi nel generico ritrovando sempre il filo conduttore del rapporto fra l'umano e il ferino, iniziato tredicimila anni fa in Occidente con le incisioni rupestri e trasformatosi fra l'VIII e il VI secolo avanti Cristo, quando le correnti di scambio portarono in Occidente dal mondo miceneo ma anche dall'Oriente mesopotamico nuove immagini di creature sconosciute. E se Erodoto colloca i grifoni a guardia delle miniere d'oro della Scizia, un ignoto scultore etrusco forgiò nel bronzo la terrifica Chimera. E anche all'affacciarsi del Seicento, quando in Europa si forma la scienza moderna basata sulla conoscenza razionale, nelle tavole che corredano i libri del grande naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi ancora compaiono - date per reali - le mostruose creature immaginarie dei bestiari medioevali.

La Chimera di Arezzo non sarà in mostra a Trento, ma vi saranno documenti meno noti e altrettanto affascinanti come il ciclo di Ercole con il drago a più teste dipinto nel Seicento da Paolo de Matteis o Le tentazioni di Sant'Antonio del pittore tedesco Wendel Dietterlin (1550-1599), dove il povero santo è messo a dura prova da mostruosi grovigli di serpenti. Un superbo drago di Tiziano arriva dagli Uffizi, mentre collane d'oro celtiche a forma di animali mitici provengono dalla Svizzera. Ma vi è anche la mummia egiziana di un gatto, una fontanella rinascimentale in bronzo con il mito di Atteone, il Laocoonte proveniente dal Museo del Bargello di Firenze.
La mostra, articolata in sei sezioni - «Nelle viscere del drago e il giardino incantato», «Bestiari tra preistoria e medioevo», «Dalla fantasia alla scienza», «Miti e leggende», «Esseri fantastici di terra, cielo e acqua», «Noi, il drago e la realtà aumentata» - ha una dépendance marina alla Rocca di Riva del Garda, tutta dedicata alle creature fantastiche delle acque e dominata da un affresco del Cinquecento dove Ercole è alle prese con l'Idra che viveva nel lago di Lerna, anticipazione classica del mostro di Loch Ness.

Una serie di manifestazioni teatrali e musicali, fino al 21 agosto, molte delle quali dedicate ai bambini, fa da corollario alla mostra del Buonconsiglio (info: Centro Servizi Culturali, numero verde 800 013952) rendendo in molti sensi attraente questa rassegna d'estate e introducendo nel mondo degli affascinanti castelli trentini che sembrano usciti dai libri dei fratelli Grimm: il romantico Castel Thun fra i meleti della Val di Non, il superbo Castel Beseno dimora dell'orgogliosa famiglia dei conti Trapp, il castello di Avio dei Castelbarco, il malinconico Castel Toblino affacciato sul lago, donato nel Seicento dal principe-vescovo di Trento Carlo Emanuele Madruzzo alla sua amante Claudia Particella.
L'età contemporanea entra prepotentemente nei sogni e negli incubi di epoche lontane con proiezioni e scenografie e con la «realtà aumentata», sperimentata in una mostra per la prima volta: in una sala, accanto al visitatore, si materializzeranno animali fantastici in tre dimensioni.

Ideale prosecuzione, in un certo senso, della importante rassegna del Mart di Rovereto che nel 2004-2005 esplorò ne «Il bello e le bestie» il fascino inquietante dell'ambiguo confine fra uomo e animale nell'arte moderna e contemporanea.

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