Dal rigattiere di parole: Trappola

Parola che riserva delle sorprese. Per la definizione, prendiamo a prestito quella gustosa, ottocentesca, del Pianigiani: “Insidia di varie maniere per prendere bestie selvatiche e specialmente per mezzo di un buco fatto in terra, ricoperto di rami o di una bascula” (tipo di bilancia o meccanismo a cerniere)

Dal rigattiere di parole:  Trappola

Parola che riserva delle sorprese. Per la definizione, prendiamo a prestito quella gustosa, ottocentesca, del Pianigiani: “Insidia di varie maniere per prendere bestie selvatiche e specialmente per mezzo di un buco fatto in terra, ricoperto di rami o di una bascula” (tipo di bilancia o meccanismo a cerniere). E ancora, con tratti involontariamente comici: “Ordigno insidioso per acchiappare topi”. In senso figurato rappresenta, come tutti sanno, una “insidia, trama”, anche frottola, fandonia, imbroglio, tranello, inganno. Molti dizionari indicano anche “macchina o arnese che non funziona o funziona male” (Devoto Oli), “procurando a chi lo usa più noie che vantaggi” (Dir). Deriva dal latino medievale (o dal francone, o dal longobardo, secondo gli autori) “trappa”, che significava “laccio”, e che al diminutivo diventa “trapula”. Trappa è rimasto intatto nel gergo di navigazione, per indicare un “cavo di ritegno”, una cima legata a un corpo pesante immerso, che semplifica gli ormeggi in banchina, o anche un cavo teso sopra le tende, per rinforzo contro l’azione del vento che le farebbe sbattere.

Trappola ha generato anche trappolatore, trappolatrice, trappolerìa (“frode occulta”, sempre secondo il Pianigiani), trappolare (“tendere la trappola, ingannare con alcuna apparenza o dimostrazione di bene”), trappolino, trappolone (“giuntatore”, che per la Crusca significa “che giunta, barattiere, furbo, truffatore”; giuntare è frodare, gabbare, abbindolare) . C’è anche il verbo attrappare, che significa letteralmente “prendere al laccio”, quindi “acchiappare, sorprendere con inganno, usurpare, rubare” e anche “non potersi distendere per ritiramento dei nervi” (Tommaseo). Quest’ultimo autore descrive in maniera circostanziata com’erano le trappole per topi ai suoi tempi, frutto di primitivo ingegno domestico: “Si fanno di piccol legno cavato, nel quale cade un altro legno piccolo, grave, e tiensi sospeso con un piccolo fuscello, sotto ‘l quale si pone un poco di cotenna di porco”. Il Cardinali Borrelli, alla voce trappola, cita anche “sorta di rete da pigliar pesci”; ricchi d’ironia due suoi esempi: “Chiudersi in trappola vale per Prender moglie”, “Trappole da quattrini sono Cose che stieno in mostra per vendersi, vaghe all’occhio, e di minima utilità”.

La trappa è anche un ordine religioso, i cui membri si chiamano, appunto, trappisti; lo stesso convento è detto trappa. L’ordine è di stretta osservanza cistercense, riformato intorno al 1665 dall’abate Armand Jean Le Bouthillier de Rancé che vi ristabilì nel modo più austero la regola di San Bernardo. Questa regola – annota il Tommaseo - “è seguitata anche dalle religiose dette Chiarette, che sotto la direzione dell’abate della Trappa imitano la solitudine, il silenzio, la fatica, la povertà, le mortificazioni di quei religiosi”. E infatti trappista, in senso figurato, secondo il Palazzi è “persona che per misantropia o altra cosa vive solitario”, e - aggiunge il Panzini - “che fugge i rumori, i piaceri e le vanità del mondo”. L’ordine prende il nome dall’Abbazia di Notre Dame de la Trappe, che sorge a Soligny-la-Trappe, nell’antica provincia storica del Perche, in Normandia, luogo che nella lingua locale era indicato come “di caccia con la trappe”, che in francese significa trappola (questa derivazione, la più convincente, appartiene al Deli). Trappista è detta anche la birra fabbricata dai monaci in otto monasteri trappisti (in Belgio, Olanda e Austria) dei circa 170 sparsi nel mondo.

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