Lo spensierato Salone della crisi

Mercato a picco, dibattito moscio, feste meste. Il libro più venduto? L’autobiografia di Del Piero

Lo spensierato Salone della crisi

Torino - Avvezza, per ruolo tecnico istituzionale, a essere spesso smentita dal Paese a ogni avventata dichiarazione, la ministra Elsa Fornero è stata pietosamente corretta dall’Associazione italiana editori appena due ore dopo aver inaugurato il Salone del Libro di Torino con la frase: «Non sarà il Salone della crisi». Infatti il mercato editoriale - riferiscono le cifre - è crollato negli ultimi mesi del 12%, i dati di lettura sono alla soglia dell’analfabetismo di ritorno, il mondo del libro è investito da una tempesta perfetta, soprattutto per l’opportunità del momento in cui arriva. Il peggiore. Tra il marzo 2011 e il febbraio 2012 la produzione mensile di novità è scesa del 28,8%, la lettura di libri è ulteriormente scesa del 2,7%, e un bestseller oggi vende quattro volte in meno rispetto a quattro anni fa. In compenso è spuntata la Primavera Digitale, che vuol dire che il mercato dell’e-book è passato dallo 0,9% all’1 virgola qualcosa... Tutti parlano e scrivono di libri elettronici, pochissimi li scaricano, e chi li legge davvero? Ci salveranno le cinquecentine.
LIBROLANDIA IN AFFANNO
Girando in questi giorni fra gli stand di quello che NON doveva essere il Salone della crisi, nuovi e vecchi editori, piccoli e medi, persino medio-grandi, a meno che non siano i mega-Gruppi, non dicono che sono in crisi. Peggio. Sono disperati. O chiudi, o vendi. O molli tutto, o ti fai acquisire. La bolla economica editoriale, gonfiata da troppi anticipi sul venduto e poche vendite effettive, rimbalza spensieratamente sul filo del rasoio, e sta per scoppiare. Così il Salone del Libro, per festeggiare i suoi primi 25 anni di vita, per quattro giorni ha danzato allegramente sui bordi del baratro. Preoccupato,ma senza darlo a vedere. Logorato da formule vecchie, ma deciso nell’affrontare «nuove sfide». Preso da assalto da migliaia di visitatori, ma a corto di lettori. In un Paese come l’Italia dove solo il 45% della popolazione legge almeno un libro all’anno (contro il 78% negli Sati Uniti, il 62% in Spagna e il 72% in Francia), accade spesso di mettersi in coda per farsi fare l’autografo dall’Autore, romanziere, giornalista, cantante, attore che sia, ma spessissimo - come capita di vedere qui a Torino alla fine di una presentazione - non sul nuovo libro, ma su un foglietto volante, o sul programma... Come tutto ciò che è moda, l'importante è la firma. Librolandia è in crisi sì, ma spensierata.
CAMPIONI DI VENDITE
Crisi di lettori, crisi degli editori, crisi di novità letterarie (il libro più venduto al Salone è stata l’autobiografia di Del Piero, campione anche di vendite: «È come se io che sono uno scrittore, un giorno decidessi di mettermi la maglia numero 10, giocassi una partita di serie A e alla fine dell'incontro vengo nominato giocatore del match e intervistato da Sky... direi che il calcio è un mondo di matti...», ha fatto notare Baricco), crisi di personaggi nuovi (a fare il pienone nei grandi eventi sono sempre gli stessi volti, da Faletti a Saviano), crisi di idee. Tantissimi appuntamenti, pochissimi quelli da tutto esaurito, cioè i soliti noti: Volo, Ammaniti, Ligabue. Ci salverà Donato Carrisi?
BRINDISI ALL’INSUCCESSO
Vittime incoscienti di una eccitata depressione, tutti i protagonisti del Salone sorridono beati davanti all’incertezza che ci riserva il presente e alla tristezza che s’intravede nel futuro. Bonjour, kermesse. I lettori vagano spaesati tra gli stand e gli appuntamenti del Lingotto. Gli scrittori, tolti i big e i «televisivi», non vendono una copia. E gli editori, se non sono i tre-quattro colossi Mondadori, Gems, Rizzoli e Feltrinelli, piangono miseria. Intanto si brinda. Alle feste di minimum fax, a quella degli editori stranieri al Circolo dei Lettori di Torino, a quella di Bompiani sulla terrazza di Eataly... Tutti a dire che va malissimo, che il momento è terribile, che il futuro è nero... Sorseggiando bollicine con una monoporzione di pere martine al barolo. «Quest’anno la vedo brutta...». Prosit.
DISTENSIONI CULTURALI
In una Fiera della contraddizioni in cui a essere in crisi è persino l’anti-berlusconismo, in gran spolvero nelle edizioni passate e oggi come il suo opposto, il berlusconismo, in fase di sobrio calo dei consensi (neppure nell’incontro con Fazio, Saviano e la Littizzetto si è fatta una battuta sul Cavaliere, chapeau...), aleggia quest’anno sul Lingotto un meno polemico e più riservato clima bipartisan. Persino il passaggio del ministro della Cultura Ornaghi è filato via senza strascichi. Ha fatto un giro tra gli stand insieme al sindaco di Torino Piero Fassino (centrosinistra) e all’assessore alla cultura Coppola (centrodestra). Si sono fermati all’Einaudi e hanno scelto un libro ciascuno: 1Q84 di Murakami il Ministro, l’ultimo saggio di Günther Grass il Sindaco, il nuovo romanzo di Marcello Fois l’Assessore. Per il resto, sorrisi e strette di mano dei visitatori a tutti e tre. È sintomatico che in una fin troppo rilassata edizione senza polemiche, senza contestazioni, senza veleni, gli unici fischi se li sia presi non un intellettuale, non un politico, non un anti-politico. Ma Sergio Marchionne, quando, ieri, alla presentazione del romanzo di Massimo Gramellini, il Direttore del Salone Ernesto Ferrero l’ha - improvvidamente - ringraziato di essere presente tra il pubblico. Bhuuuu.

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