La storia (nostrana) dei «dark»

Li abbiamo visti per anni, i «dark». Funerei, vestivano di nero, andavano giù pesante con il make-up, esibivano piercing, catene e icone ambigue legate al nazismo o allo stalinismo. Ascoltavano The Cure, Bauhaus, Siouxsie ma anche Einstürzende Neubaten, Throbbing Gristle e Current 93. Hanno imperversato nel mondo anglosassone tra il 1980 e il 1990, in Italia con qualche anno di ritardo ma una diffusione impressionante intorno al 1985. Chi erano? Cosa volevano rappresentare? Erano punk intristiti dai troppi libri di Camus o qualcosa di originale e autonomo? Trent'anni dopo provano a rispondere due libri: Noi siamo la notte di Giovanni Di Iacovo (Galaad Edizioni, pp. 235, 15 euro) e Creature simili di Simone Tosoni e Emanuela Zuccalà (Agenzia X, pp. 320, euro 16).
Letti in coppia, offrono una panoramica completa del movimento italiano: Di Iacovo si occupa di Pescara, Roma, Bologna, Firenze e Napoli; Tosoni e Zuccalà invece dedicano il loro lavoro alla scena milanese, intervistandone 24 protagonisti. Anche dal punto di vista concettuale possiamo trovare due modi opposti di affrontare la questione: Di Iacovo è nato nel 1978, è quindi un dark di seconda generazione e nelle pagine del suo libro risuona quel tono scanzonato tipico degli scrittori abruzzesi (alla Silvia Ballestra). Tosoni e Zuccalà invece cominciano il loro libro pestando duro sul clima di repressione poliziesca della Milano dei primi anni ottanta, dove la musica, il look e l'esistenzialismo di ritorno giocano un ruolo leggermente in secondo piano e il dark (o «gothic» come sarebbe più corretto dire) è una filiazione diretta del punk militante del Virus e dell'Helter Skelter, i due centri sociali milanesi al centro della controcultura dell'epoca. Le «creature simili» del titolo erano malviste dalla vetusta sinistra extraparlamentare: il loro look «fascio» e il loro situazionismo indecifrabile scombinavano il mondo perfettamente ordinato che i compagni credevano di abitare. Indifferenti alla contrapposizione tra fascisti e comunisti degli anni settanta, i «dark» esorcizzavano quei fantasmi appropriandosi dell'immaginario estetico degli uni e degli altri. Arriviamo alla fine dei libri con l'impressione che siano le avanguardie di una lunga serie di libri dedicati al più vasto movimento di rottura dei codici conosciuto come «new wave».

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