Dopo i coniugi Jacques e Jessica Moretti e un ex funzionario del Comune di Crans-Montana, l’inchiesta sull’incendio di Capodanno al Constellation si allarga ancora. Tra gli indagati risulterebbe infatti anche l’attuale responsabile comunale per la sicurezza pubblica. Nel rogo sono morte 40 persone e 116 sono rimaste ferite. Secondo quanto riportato da alcuni media francofoni, il dirigente sarà interrogato dalla procura di Sion venerdì 6 febbraio.
Tajani: "Nessun incidente diplomatico ma pretendiamo giustizia"
Del caso è tornato a parlare anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani arrivando al Consiglio Affari esteri a Bruxelles. "Ci sono stati dei comportamenti che hanno veramente lasciato perplessi tutti gli italiani, non il governo, tutti gli italiani. Quello che è successo ha dell'incredibile: liberare due che sono responsabili con tutti i rischi che ci sono in una tragedia di quel tipo", "noi abbiamo chiesto di fare anche indagini congiunte perché sono morti dei cittadini italiani, bisogna anche tenere conto di questo, ci sono morti e feriti gli italiani, non è una questione secondaria per noi, per responsabilità evidentemente sono mancati i controlli, è un fatto molto grave quello che è accaduto. Nessun incidente diplomatico, soltanto pretendiamo che si faccia giustizia".
"Rispettiamo tutte le decisioni - ha aggiunto il ministro -, possiamo anche criticare certe decisioni che non riguardano la Svizzera e il governo svizzero, riguardano un Cantone che di fronte a una tragedia come quella della notte di Capodanno ha tardato delle indagini, ha rimesso in libertà su cauzione irrisoria, 200mila franchi, due persone che sono oggettivamente responsabili. Non è che non si sa chi erano i proprietari, non si sa quello che è successo lì, non si sa se erano aperte o meno le porte di sicurezza, erano chiuse. Tutte le norme antincendio non c'erano, è una questione oggettiva. Poi per gli altri, non lo sappiamo, ci sono responsabilità, i controlli che sono stati fatti, ci sono altri indagati, però certamente è un fatto che ha scosso l'opinione pubblica italiana per la gravità dei fatti.
Rimettere in libertà quando c'è pericolo di reiterazione del reato perché è successo due volte, il secondo è il pericolo di fuga perché era stato arrestato perché c'era il pericolo di fuga, il terzo l'inquinamento delle prove, vivendo insieme è chiaro che si possono inquinare le prove", "si può anche cambiare magistrato, si può anche andare con un giudice se lo richiedono, si può andare con il giudice di un altro Cantone, questo abbiamo detto".