Dall’Urss all’America la favola vera della dolce Regina

All'epoca di Elvis il rock'n'roll era affare per soli uomini. Poi le cose sono cambiante. E dopo Joan Baez, Janis Joplin e Joni Mitchell c’è una drastica inversione di tendenza. Tanto che negli ultimi anni il dizionario rock è soprattutto scritto al femminile. L'America, da sempre un passo avanti rispetto al resto del mondo musicale, ce lo ricorda di continuo. Così Oltreoceano è un proliferare di cantautrici donne, personalità con storie e musiche tutt'altro che scontate. Prendete l'eccentrica Regina Il'ova Spektor, pianista classica convertita alla canzone d'autore dopo essere rimasta folgorata dall'ascolto di Joni Mitchel e di Ani Di Franco, domani sera in concerto a Villa Arconati di Bollate (ore 21.30, ingresso 20/18 euro). La sua storia merita di essere raccontata. Nata a Mosca nel 1980 da una famiglia ebrea di musicisti, ha abbandonato l'Unione Sovietica a muro ancora in piedi, nel 1989. Il viaggio di fortuna degli Spektor, emigrati per ragioni politiche e religiose, si è concluso in un bilocale nel Bronx, New York, dopo aver fatto tappa a Vienna e persino in un campo di accoglienza di Ladispoli. Nonostante la vita degli emigranti non fosse certo una passeggiata, Regina - nel frattempo diventata cittadina americana - ha continuato a studiare pianoforte in una cantina della sua sinagoga. Ma ben presto, mentre affinava la tecnica, ha scoperto che oltre Chopin c'era un mondo nuovo. Il passo successivo? Dare nuova vita al pianoforte. Per farne uno strumento con cui produrre musica fresca, semplice e innovativa. Come le canzoni (che privilegiano un immaginario fantastico) cantante a tutto istinto e credibilità come testimonia la sua già cospicua discografica, all'inizio indipendente e autoprodotta. Sdoganato dalla scena dell'anti-folk dell'East Village di New York grazie ai colleghi rocker Strokes e Kings of Leon, il suo talento è ormai di dominio pubblico. Con l'ultimo album, il quinto, Far, un mix esplosivo di ingenuità e di piena consapevolezza artistica, l'ormai 29enne folksinger non fa altro che esaltare la sua simbiosi con lo strumento feticcio. Tranne poche eccezioni, infatti, le sue composizioni - a detta della critica «euforizzante pozione magica con le bollicine dello champagne e la gradazione alcolica della vodka» -, sono costruite sull'asse piano-voce. Voce duttile e dall'estensione ragguardevole. Supporter di serata in Villa, Joan Wasser, in arte Joan As A Police Woman. La bella e brava cantautrice-polistrumentista del Maine, classe 1970, fidanzata del collega Jeff Buckley al tempo della sua morte, e collaboratrice di Lou Reed, Rufus Wainwright e Antony Hegarty, ha proprio tutto per incantare: melodie avvolgenti, voce vellutata e, soprattutto, canzoni di intensità e spessore fuori del comune.

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