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Dalle critiche di un secolo fa, alle analisi contemporanee: le basi teoriche del movimento

Dalle critiche di un secolo fa, alle analisi contemporanee: le basi teoriche del movimento
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Prima di diventare insulto, il populismo è stato un problema teorico. Questi sono i libri che lo hanno pensato.

Ernesto Laclau, La ragione populista (2005). Il punto di partenza obbligato. L'argentino Laclau rovescia il senso comune: il populismo non è la degenerazione della politica ma la sua forma originaria. Costruisce l'identità collettiva attraverso la contrapposizione a un nemico. Chiunque voglia capire Podemos, Syriza o il M5s deve passare da qui. Libro difficile, imprescindibile.

Jan-Werner Müller, Cos'è il populismo? (2016). Il contrario di Laclau: più breve, più critico, più liberale. Per Müller il tratto definitorio del populismo non è l'antiélitismo ma l'esclusivismo il populista afferma di rappresentare il popolo vero, delegittimando ogni opposizione. Diagnosi chirurgica, tesi discutibile, discussione necessaria.

Thomas Frank, What's the Matter with Kansas? (2004). Come mai i ceti popolari americani votano contro i propri interessi economici? Frank analizza la conquista repubblicana del Midwest attraverso le guerre culturali. Libro giornalistico e bruciante, anticipa Trump di dodici anni. La sinistra americana non lo ha mai letto abbastanza.

Christopher Lasch, La ribellione delle élite (1995). È il libro che spiega perché il populismo è diventato necessario. Lasch inclassificabile, né destra né sinistra descrive il ritiro delle classi dirigenti dalla vita comune, la secessione dei ricchi, la dissoluzione del senso civico. Una profezia.

Karl Polanyi, La grande trasformazione (1944). Ancora più indietro: il movimento populista come reazione difensiva della società all'espansione illimitata del mercato. Polanyi chiama questa reazione "contromovimento". Leggendolo oggi, la stagione populista degli anni Dieci appare come un episodio di una storia molto più lunga.

Moisei Ostrogorski, La democrazia e i partiti politici (1902). Il libro più antico e forse il più visionario. Il politologo russo-americano analizza la degenerazione dei partiti in macchine elettorali svuotate di contenuto. Ogni critica contemporanea alla partitocrazia ha radici qui, anche quando non lo sa.

Cas Mudde e Cristóbal Rovira Kaltwasser, Populism: A Very Short Introduction (2017). Il manuale. Asciutto, comparativo, utile. Distingue il populismo di destra da quello di sinistra senza schiacciarne le differenze. Punto di orientamento per chi entra nel dibattito accademico senza volersi perdere.

David Goodhart, The Road to Somewhere (2017).

Divide la società britannica post-Brexit in Anywhere cosmopoliti mobili, a proprio agio ovunque e Somewhere radicati, locali, penalizzati dalla globalizzazione. Schema forse troppo netto, ma coglie qualcosa che i sondaggi non vedono. Uno dei libri più letti nei gabinetti europei degli ultimi anni.

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