Quanti laureati per ogni quartiere, quanti ricchi, dove si concentrano i single o i milanesi over 85, la concentrazione di residenti maschi, il valore medio di una compravendita in un determinata zona: ora tutto ciò si può scoprire facilmente facendo semplicemente scorrere il mouse sulle diverse mappe di Milano elaborate dal laboratorio MAUD (Mapping and Urban Data Lab) del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico. Dall'analisi dei dati relativi all'arco temporale 2019 - 2023 emerge la fotografia di una città caratterizzata da un'elevata intensità lavorativa, in cui i quartieri esterni svolgono il ruolo di "porta d'ingresso", soprattutto per i nuovi residenti stranieri. Al tempo stesso, la città appare sbilanciata: alcune aree, in particolare il nord e il nordest, sono giovani e in accelerazione, mentre il sud e l'ovest presentano caratteristiche di invecchiamento e fragilità strutturale. Resta inoltre una chiara divisione, tracciata dalla cerchia della circonvallazione esterna (linea 90-91), tra un centro maggiormente accessibile a residenti istruiti e con redditi elevati e le zone più periferiche, spazi di accesso e di primo insediamento dei gruppi più deboli.
Sono cinque gli ambiti analitici di analisi: sociodemografico, migratorio, immobiliare residenziale, economico e urbano. Lo strumento integra le informazioni provenienti da fonti diverse per offrire una visione d'insieme del periodo 2019-2023. "Abbiamo pensato al tableau - spiega Nilva Aramburu Guevara ricercatrice del Laboratorio - per poter visualizzare le informazioni in modo diretto, incrociando i dati di interesse con il territorio, in modo che i cittadini riescano a identificarsi con il proprio quartiere. così la mappa può essesre utile anche all'amministrazione per comprendere più a fondo le dinamiche interne delle diverse zone della città e intercettarne punti di forza e di debolezza". Alla base anche l'obiettivo "di democratizzazione" delle statistiche: chiunque può accedervi e trovare le tabelle che più gli interessano e leggerle facilmente.
Nell'ambito demografico e migratorio emergono differenze territoriali significative, che delineano una sorta di arcipelago. Il nord si conferma più popoloso e dinamico, l'ovest concentra un'alta presenza di anziani, mentre diversi quartieri esterni mostrano una crescita sostenuta. Si distinguono quartieri giovani (Bovisa, Dergano, Rogoredo, Parco Forlanini), quartieri maturi o anziani (quadrante ovest), zone interessate da movimenti residenziali o di sviluppo residenziale (Certosa, Lambrate) e quartieri con un'alta incidenza di residenti single, spesso uomini, nelle aree centrali e semicentrali (Loreto, Porta Ticinese, Isola).
Nell'ambito economico emergono forti disuguaglianze strutturali: il 10% più ricco detiene il 45% del reddito complessivo, mentre il 52% della popolazione con redditi inferiori ai 26.000 euro detiene il 16%. I redditi più alti si concentrano nel centro e nei quartieri oggetto di recenti investimenti urbanistici. Con quasi un milione di addetti e un tasso di occupazione elevato, Milano appare dinamica ma profondamente diseguale, con evidenti barriere nell'accesso al lavoro qualificato, come dimostra la distanza tra l'occupazione femminile straniera (56%) e quella italiana (67%).
Dal punto di vista immobiliare, le aree più dinamiche sono quelle del nord e del nordest, mentre i valori di compravendita e locazione nelle zone centrali (entro la circonvallazione 90-91) restano tra i più alti. Questa dinamica rende i quartieri esterni cruciali per i nuovi arrivi, in particolare per gli stranieri, e sostiene la crescita dei quartieri in forte trasformazione (Certosa, Adriano, Dergano, Rogoredo).
Nel complesso, la crescita di Milano è trainata principalmente dalla dinamica migratoria e dal mercato immobiliare: i quartieri con maggiore ricambio si rinnovano costantemente e alimentano una crescita a macchia di leopardo. I quartieri dinamici e in trasformazione accolgono popolazioni transitorie - giovani, stranieri, lavoratori mobili - accentuando gli squilibri demografici rispetto ai quartieri più stabili.
Il centro è l'area più polarizzata, dove convivono redditi molto elevati e fasce fragili che resistono ai processi di sostituzione (anziani, nuclei storici, single), mentre le zone esterne risultano più omogenee ma caratterizzate da condizioni socioeconomiche in media più basse.