Delusione fondi: gli indici di Borsa rendono di più

Delusione fondi: gli indici di Borsa rendono di più

Nuova bordata dell'ufficio studi di Mediobanca all’industria del risparmio gestito. Dopo che lo studio di luglio sui fondi comuni testimoniava la vittoria dei Bot in un’ottica di medio-lungo termine, gli economisti di Piazzetta Cuccia questa volta dimostrano, dati alla mano, che raramente i gestori riescono a battere l'indice che fissano come riferimento (benchmark). Una tesi che, ancorché indirettamente, depone a favore degli Exchange traded fund (Etf), ossia i fondi passivi, quotati in Borsa come se fossero azioni e contrapposti ai prodotti tradizionali (definiti attivi proprio perché attraverso la gestione tentano di strappare un rendimento superiore del benchmark). L'ufficio studi di Mediobanca, che ha passato al setaccio 1.003 prodotti italiani del risparmio gestito, ha calcolato che nel 2010 le differenze tra rendimenti e indice di riferimento sono tornate in rosso, in media, per 1,2 punti. Il risultato segue il timido rialzo di 0,3 punti del 2009 che, dal 2000 a oggi, è l'unico anno in cui i gestori sono riusciti a battere il benchmark. Va detto però che, a dispetto del segno meno, quello realizzato dai fondi nel 2010 è il secondo miglior risultato del decennio, a pari merito con il 2003.
Scendendo nel dettaglio delle categorie, i prodotti dedicati all’azionario, nel 2010, hanno ottenuto una performance negativa rispetto all'indice di riferimento pressoché in linea con l'anno precedente (-1,4% contro -1,5% del 2009), mentre gli obbligazionari, i più rilevanti in termini di volume di risparmio gestito, sono passati da +0,5% a -0,8%, i bilanciati da -0,4 a -1,9 e i fondi di liquidità, con un peggioramento da +0,8 a -0,9 punti, hanno conosciuto la seconda peggior performance relativa al benchmark dal 2000.
Dall'analisi di Mediobanca emerge come l'euro stia perdendo posizioni nell’industria del risparmio gestito. Complice anche la generale svalutazione nei confronti di tutte le principali monete, i titoli denominati in euro costituiscono l'84,9% del portafoglio dei fondi comuni aperti italiani alla fine del 2010, il 3% in meno rispetto al 2009. L’incidenza della valuta unica sale al 91,9% negli obbligazionari, al 99,5% in quelli di liquidità e all'87,4% per i flessibili; viceversa, si riduce al 39,6% negli azionari e all'80,2% nei bilanciati.


Gli esperti di Piazzetta Cuccia mettono nel mirino anche i «costi», per scoprire che nel 2010 gli oneri di gestione dei fondi si sono attestati all’1,2% del patrimonio netto medio, percentuale invariata rispetto al 2009, mentre i rendimenti sono scesi al 2,4% dal 5,9% dell'anno precedente. Il totale degli oneri dei fondi del campione ammonta, invece, a 124 milioni, dato che tuttavia esclude i costi di negoziazione dei titoli di debito.

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