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Deranque come Ramelli. Il sangue non allineato

Ci siamo già passati negli anni di piombo e solo i folli con la mente offuscata dall'ideologia potrebbero volere nuovi Ramelli e Walter Rossi

Deranque come Ramelli. Il sangue non allineato
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Quentin Deranque è il Sergio Ramelli di Lione. Il brutale pestaggio del giovane attivista di destra francese ammazzato di botte ricorda da vicino l'agguato a colpi di chiave inglese del ragazzo del Fronte della Gioventù a Milano nel lontano 1975. Allora gli squadristi rossi di Avanguardia operaia, oggi la Jeune Garde Antifasciste messa fuori legge da Parigi. Quentin è morto in poche ore di agonia, Sergio ha agonizzato per 45 giorni. All'annuncio dell'aggressione, in Consiglio comunale a Milano, scattò l'applauso per un ragazzo moribondo con il cranio sfondato dalle chiavi inglesi. Negli anni settanta le vittime di destra erano demonizzate e giustificate, oggi non si osa tanto, se non nella sacche più estreme che inneggiano all'omicidio di Charlie Kirk e solitamente continuano a negare le foibe. La sinistra, però, preferisce tacere oppure sottovalutare o ancora meglio prendere le distanze dopo avere alimentato il fuoco che ha portato ad ammazzare a bastonate un ragazzo di 23 anni con l'unica colpa di pensarla diversamente dai democratici a senso unico.

Peggio ancora va a braccetto con chi ha attizzato l'odio violento creando le falangi Antifa, come il deputato di estrema sinistra Raphaël Arnault. Il sospetto è che un suo assistente-picchiatore abbia partecipato alla mattanza, ma Arnault è stato invitato con tutti gli onori in Italia dai cugini locali dell'Alleanza verdi sinistra. E gli hanno consegnato pure un premio. La cricca si allarga a Ilaria Salis diventata eurodeputata dopo essere scampata alla giustizia ungherese per i raid della banda che andava a caccia di fascisti a Budapest con l'obiettivo di sfasciarli la testa a martellate. Altro illuminante sistema dei democratici duri e puri. Arnault, ben prima dell'assassinio del Sergio Ramelli di Lione e di venire eletto all'Assemblea nazionale, aveva fatto lo squadrista rosso, sempre a Lione nel 2021. Ad una manifestazione Lgbt, contestata da gruppi di destra, scatenò la sua Jeune Garde beccandosi una condanna a quattro mesi per violenze. Non solo: il deputato picchiatore era inserito nelle famose fiche S, le segnalazioni dell'antiterrorismo su personaggi potenzialmente pericolosi per la sicurezza dello Stato. In compagnia di radicali islamici ed estremisti di destra e sinistra. Il suo partito è France insoumise. Il leader, Jean-Luc Mélenchon, che degli oppositori di destra come il ragazzo ammazzato diceva "portatemi il loro scalpo", è l'ideologo dell'islamo-gauchisme. Un pericoloso intreccio fra Corano e Marx, che va di moda d'Oltralpe e sta prendendo piede, purtroppo, anche da noi. Le manifestazioni pro Pal sfociate in scontri o la mobilitazione per Askatasuna mescolata alla tragedia di Gaza sono la punta dell'iceberg di una bomba innescata dall'insano connubio.

Dopo Charlie Kirk, che gli stava bene beccarsi un proiettile, gli slogan nei cortei italiani, pro Pal e non solo, "uccidere un fascista non è un reato", lo striscione su Ramelli con la chiave inglese e la frase fascio morto concime per l'orto, pure nel nostro paese potrebbe scapparci il morto. A destra o a sinistra con conseguenze che potrebbero essere irreparabili.

Ci siamo già passati negli anni di piombo e solo i folli con la mente offuscata dall'ideologia potrebbero volere nuovi Ramelli e Walter Rossi.

Per questo bisogna fare di tutto per fermare la deriva violenta nelle piazze, spesso alimentata dai toni sopra le righe della politica, perché ammazzare chiunque per le sue idee non solo è un gravissimo reato, ma pure il fallimento della democrazia e della libertà.

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