Crescono i reati fra adolescenti (la popolazione nei carceri minorili è salita del 50% in tre anni), il consumo di alcool e droghe è in ascesa, gli atti di violenza mai così frequenti. Manca il personale nelle carceri e il sovraffollamento negli istituti di pena è uno dei temi critici, "prioritario per l'agenda politica" riconosce Filippo De Bellis, consigliere regionale di FI e responsabile del dipartimento Sicurezza.
La capienza delle carceri è immutata ma aumentano i delinquenti.
"Il vero nodo, legato alla sicurezza, riguarda il tasso di recidiva, ossia quante sono le persone che tornano a delinquere, una volta riconquistata la libertà".
Quante sono?
"I dati Cnel mostrano che chi sconta la pena interamente in carcere nel 70% dei casi torna a delinquere entro i primi cinque anni. Significa che per due persone su tre la detenzione ha fallito, non è stata rieducativa".
Un fallimento senza soluzione?
"La soluzione ci sarebbe perché l'incidenza delle recidive si abbatte notevolmente quando si svolge un lavoro alternativo al carcere, sia all'esterno che all'interno. L'ultimo rapporto dell'associazione Antigone mostra che a cinque anni dalla fine della pena, fra chi ha lavorato, meno del 20% commette nuovamente un reato".
Anche i minori impegnati commettono meno recidive?
"Il trend è molto evidente negli istituti minorili, il recupero è più facile fra chi ha un'occupazione, un avviamento al lavoro o segue percorsi di formazione professionale".
E chi lavora costa meno allo Stato.
"Assolutamente e si tratta di un risparmio ingente di denaro pubblico. Secondo il rapporto Antigone un detenuto in carcere costa 4.500 euro al mese. Nel 2025 la spesa annuale del sistema carcerario italiano (vitto, alloggio e personale) è stata di 3,4 miliardi. E chi beneficia delle misure alternative impegnandosi in un'occupazione esterna al carcere costa due terzi in meno, 1.500 euro al mese".
Ma non tutti i detenuti possono beneficiare di misure alternative.
"Il ministro Nordio ha dichiarato che ci sono 10mila detenuti in carcere fra coloro che scontano pene inferiori ai tre anni e che ne avrebbero diritto; questo porterebbe a un risparmio di 400 milioni di euro. Anche i dati Cnel rivelano che su 20mila detenuti potenzialmente occupabili solo il 10% lavora".
Da chi dipende il mancato sbocco lavorativo?
"Dalle imprese che non assumono i detenuti, vuoi per diffidenza vuoi perché poco informate. La misura alternativa al carcere è stata introdotta dalla Legge Smuraglia 193 del 2000, prevede benefici fiscali per i datori di lavoro: 520 al mese a credito di imposta per ogni detenuto assunto e uno sgravio contributivo pari al 95% dei contributi previdenziali e assistenziali fino ai due anni successivi alle scarcerazioni".
E perché è poco applicata?
"È poco conosciuta, ci vorrebbe una campagna di comunicazione che coinvolga le associazioni di categoria e bisognerebbe renderla più vantaggiosa per gli imprenditori. Ad esempio proponendo un aumento a 800 euro del credito di imposta ed estendendo lo sgravio contributivo del 100% ai primi tre anni portandolo a 5 anni per chi stabilizza il rapporto di lavoro".
I prossimi impegni?
"Terrò incontri nei carceri lombardi ed esporrò la proposta al prefetto e al questore".