Dieci agguati, il governo resiste In Aula cade solo l’opposizione

RomaAncora una spallata a vuoto. L’ennesimo plotone d’esecuzione che spara contro il governo, ma fa cilecca. L’ultima fucilata ieri: colpirne uno, il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano, per farne crollare cento, l’intero governo. Ma anche in questo caso l’attacco fa flop. Le 294 pallottole della mozione di sfiducia respinte da 315 scudi della maggioranza. Compatta. Con quello di ieri sono una decina gli ostacoli superati, se si esclude il sacrificio di Papa, dall’agguato finiano dell’inverno di un anno fa. In principio fu la grande congiura del 14 dicembre, con Fini sognante di staccare la spina all’acerrimo ex amico e pensionarlo prima del tempo. Il delitto perfetto fallisce clamorosamente: alla Camera Catia Polidori, Maria Grazia Siliquini e Silvano Moffa non se la sentono di tirare il grilletto contro il Cav. Risultato: 314 pro Berlusconi, 311 contro, due astenuti. Per Fini l’inizio della fine, per il premier una vittoria, seppur al cardiopalma.
Sessanta giorni dopo il centrosinistra spera nel capitombolo del governo sul milleproroghe. Anche in questo caso gli anti-Cav vanno a sbattere: a Montecitorio vince il governo con 309 sì e 287 no. Siccome è dura battere il premier con la politica, le opposizioni confidano nell’aiutino delle Procure. Scoppiato il caso Ruby, il 5 aprile sinistra e Terzo polo già pregustano di fare il bunga bunga attorno al cadavere di Berlusconi. Alla Camera si vota la richiesta del Pdl di sollevare il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato ma anche stavolta la festa è rimandata: 314 sì e 302 no. Pive nel sacco. «Pazienza, tra una settimana cade». Il 13 aprile c’è lo scoglio del processo breve. Inciamperà lì la maggioranza? Neanche per idea. Inciampa l’opposizione. Sì perché il testo passa con 314 sì e 296 no ma sulla contestata norma sulla prescrizione breve, votata a scrutinio segreto, la maggioranza è ancora più elevata: 316 sì contro 288 no. Sei dell’opposizione votano con la maggioranza. «Sarà caccia ai Giuda», schiuma rabbia Di Pietro.
Si avvicina l’estate e stampa, poteri forti, centristi e finiani sudano sette camicie nel lanciare foschi messaggi: «La maggioranza non c’è più». Peccato che il 24 maggio, ancora una volta, Montecitorio smentisca tutti: il decreto omnibus passa con 313 voti a favore contro 291. Idem un mesetto dopo la fiducia al decreto sviluppo: addirittura 317 sì e solo 293 no. Crolla la Borsa, crolla l’euro e sembra crollare tutto, esecutivo incluso. Invece no, regge. A metà luglio la manovra passa prima al Senato e poi alla Camera (314 a 280).
La maggioranza si slabbra solo il 20 luglio quando un pezzo di Lega decide di sbattere in carcere il deputato Pdl Alfonso Papa, tanto per placare la furia anti-casta della piazza. «Ammazzato un Papa se ne ammazzerà un altro e poi un altro e un altro ancora fino all’omicidio di massa», preannunciano alcuni. «Sì, Berlusconi sta per cadere ma non sulla giustizia. Cade sull’economia», ribattono altri. Si pensa sia l’inizio della fine. La bufera finanziaria non si placa. Ma l’ombrello del governo tiene anche questa volta e la manovra bis passa sia al Senato sia alla Camera (314 a 300). Preveggenze e auspici degli anti-Cav vengono delusi.
Non passa giorno, però, che le opposizioni non inondino agenzie e quotidiani implorando un passo indietro del Cav che ormai «non governa più». Una speranza più che un dato di fatto. E il premier a ripetere alla nausea: «La maggioranza c’è. Fino a quando ho i numeri vado avanti». E avanti va. Come una settimana fa, quando la conta tocca le sorti dell’ex braccio destro del ministro dell’Economia Tremonti, Marco Milanese. Arresto sì o no? Anche in questo caso l’obiettivo dell’opposizione è quello di eliminare un mattone per far cadere il castello. Un sogno che s’infrange nelle fredde cifre del 312 a 306. L’ultimo capitolo ieri con l’ennesimo successo della maggioranza col voto su Romano. A furia di predicare la caduta del premier, continua a cadere l’opposizione.

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