I punti chiave
Una dieta ricca di fibre e alimenti vegetali può ritardare la progressione verso il mieloma multiplo. A rivelarlo è un recente studio internazionale guidato dal gruppo del dottor Matteo Bellone, responsabile dell’Unità di Immunologia cellulare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e dalla dottoressa Urvi A. Shah, ematologa-oncologa del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.
Il lavoro, pubblicato su Cancer Discovery, mette in luce come semplici gesti quotidiani relativi all’alimentazione possono influenzare il metabolismo, l’immunità e la flora batterica intestinale.
“Per la prima volta - spiega Bellone - abbiamo dimostrato che un intervento nutrizionale strutturato può incidere sui meccanismi alla base della progressione del mieloma”.
“La maggior parte dei pazienti che presentano condizioni pre-mielomatose vengono semplicemente monitorati - aggiunge la Shah - e questo può generare molta ansia. Il nostro studio è il primo a dimostrare che un’alimentazione ricca di fibre e prevalentemente vegetale può migliorare la salute dell’intestino, il metabolismo e la funzione immunitaria in questi pazienti, e potrebbe contribuire a rallentare la progressione verso il mieloma. Sapere che un semplice cambiamento alimentare, a basso rischio, può fare la differenza può essere davvero incoraggiante”.
Già nel 2018, proprio al San Raffaele, il gruppo di Bellone aveva firmato una delle prime scoperte che collegavano il microbioma intestinale alla progressione del mieloma. All’epoca, rende noto l’Istituto, lo studio mostrò come determinati batteri fossero in grado di alimentare processi infiammatori e immunitari che accelerano la malattia.
Quel lavoro ha gettato il seme per l’intero filone di ricerca: se il microbioma può spingere la malattia in avanti, forse può anche frenarla. Da questa intuizione nasce il nuovo studio, che unisce scienza clinica e biologia sperimentale.
Che cos’è il mieloma multiplo

Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che quasi sempre nasce da due condizioni precancerose chiamate MGUS (Gammopatia Monoclonale di Significato Incerto) e SMM (Smoldering Multiple Myeloma – Mieloma Multiplo Asintomatico).
Tali condizioni definite “stati di attesa biologica” non provocano sintomi, ma possono evolvere, nel corso degli anni, in un mieloma conclamato.
Secondo i ricercatori dunque, capire come rallentare questa evoluzione è una delle sfide più urgenti della ricerca ematologica.
Lo studio

La sperimentazione clinica Nutrivention, guidata dalla dott.ssa Shah, ha coinvolto 23 persone con MGUS e SMM e un indice di massa corporea elevato.
Per 12 settimane hanno seguito una dieta ricca di fibre e a prevalenza vegetale (frutta, verdura, legumi, cereali integrali), senza alcuna restrizione calorica. Lo studio ha dimostrato che una dieta ricca di fibre non solo è sostenibile, ma provoca anche fastidi limitati e ben tollerati. Un risultato che ha convinto oltre il 70% dei pazienti a proseguire il nuovo regime dietetico ben oltre le 12 settimane.
I dati hanno mostrato che, gradualmente, il peso corporeo si riduce, la sensibilità insulinica migliora, l’infiammazione si attenua, la flora batterica si arricchisce di specie capaci di produrre butirrato, una molecola nota per le sue proprietà antinfiammatorie e antitumorali.
Anche se lo studio non era disegnato per fornire informazioni sull’andamento della malattia, fanno sapere i ricercatori, negli otto pazienti valutabili per questo parametro, la traiettoria della componente monoclonale (M-spike), il principale indicatore di progressione da una condizione precancerosa a una di mieloma multiplo, si è stabilizzato e in due pazienti è addirittura migliorato.
“È come se la malattia, abituata a correre lentamente ma inesorabilmente, avesse trovato un ostacolo imprevisto sul percorso”, commenta il dottor Bellone.
Il contributo del San Raffaele

I ricercatori hanno voluto mostrare non solo che la dieta di per sé cambia i parametri clinici associati con la progressione della malattia, ma spiegarne anche il motivo.
Nei laboratori del San Raffaele gli studiosi hanno alimentato dei modelli murini con una dieta ad alto contenuto di fibre. I risultati hanno dimostrato che questo tipo di alimentazione ha modificato la composizione del microbioma intestinale dei topi, aumentando in particolare la produzione di acidi grassi a catena corta come il butirrato. Queste molecole hanno ridotto l’aggressività della malattia nel modello animale, mentre hanno rallentato la proliferazione delle cellule tumorali in coltura, un modello in vitro della malattia.
La dieta ha inoltre rimodellato le caratteristiche delle cellule immunitarie nel midollo osseo (sede d’origine del tumore) degli animali, reindirizzandole verso un’azione potenzialmente antitumorale. Grazie a questi cambiamenti, nei topi l’evoluzione verso il mieloma conclamato veniva drammaticamente posticipata.
Una possibile spiegazione, rende noto il San Raffaele, è che le molecole come il butirrato abbiano raggiunto il midollo osseo, dove potrebbero aver reindirizzato il comportamento delle cellule immunitarie verso un’azione antitumorale e rallentato la proliferazione delle cellule maligne.
Alla luce di questi risultati, dunque, la ricerca si apre a nuove direzioni: studi clinici più ampi, interventi personalizzati e possibili combinazioni tra dieta e terapie già esistenti.
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