La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele continua in maniera incessante a travolgere (e sconvolgere) gli equilibri dell'intero Medio Oriente. In molti si chiedono cosa stia facendo la Cina, che è al momento rimasta in disparte (al netto della condivisione con Teheran di importanti immagini, e quindi informazioni, satellitari), limitandosi a chiedere la risoluzione del conflitto attraverso mezzi diplomatici. È semmai in un secondo momento, nello scenario post bellico, che potrebbe emergere il Dragone, che fin qui si è speso per preservare i propri interessi energetici e, appunto, per prepararsi a intervenire nella fase successiva alle aperte ostilità. L’Iran, fortemente colpito nelle sue infrastrutture militari, potrebbe infatti rivolgersi proprio alla Cina per accelerare la ricostruzione del proprio apparato difensivo, offrendo in cambio forniture energetiche a condizioni vantaggiose.
La variabile cinese nello scenario post bellico
Come ha spiegato il quotidiano israeliano Haaretz, al termine del conflitto, soprattutto se a Teheran dovesse restare in piedi l'attuale leadership, potrebbe crearsi un asse 2.0 tra Cina e Iran che, se consolidato, rischierebbe di alterare i risultati ottenuti sul campo da Washington e Tel Aviv.
Nello specifico, Pechino potrebbe svolgere un ruolo decisivo nel ridurre i tempi necessari alla Repubblica Islamica per ristabilire le proprie capacità militari. II gigante asiatico avrebbe già dimostrato una disponibilità concreta a sostenere Teheran in modo indiretto, ad esempio attraverso forniture di materiali strategici utili alla produzione missilistica.
Allo stesso tempo, la presenza di assetti navali e di intelligence cinesi nella regione suggerisce un interesse attivo nell’osservare le dinamiche del conflitto, in primis per studiare da vicino le operazioni statunitensi. La cooperazione tra Iran e Cina, già consolidata sul piano economico ed energetico, potrebbe dunque estendersi ulteriormente al settore militare, creando una sinergia capace di aggirare o attenuare l’impatto delle sanzioni internazionali e dei danni subiti durante la guerra.
Il fattore energetico
In questo contesto, il fattore energetico resta centrale. La Cina è il principale acquirente del petrolio iraniano e ha tutto l’interesse a garantire la stabilità dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale. Nonostante le tensioni e gli attacchi nella regione, le forniture verso Pechino non si sono interrotte, segno di un’intesa tacita tra i due Paesi.
Proprio questa interdipendenza potrebbe rappresentare la base per un accordo più ampio nel dopoguerra: sostegno tecnologico e industriale cinese in cambio di energia iraniana.
Ecco, se uno scenario del genere dovesse concretizzarsi, Stati Uniti e Israele si troverebbero di fronte a una sfida complessa, costretti a confrontarsi non solo con la resilienza iraniana, ma anche con l’influenza crescente della Cina in Medio Oriente.