Altro che le manovre congiunte con Russia e Iran, o quelle effettuate attorno a Taiwan. Nel 2025 l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) cinese ha organizzato un’esercitazione passata sotto traccia che rappresenta nel miglior modo possibile lo status raggiunto sotto la presidenza di Xi Jinping. Il riferimento è alla manovra Red Sword – 2025, un’operazione avvenuta un anno fa che, secondo dati di open-source intelligence, si è rivelata la più massiccia e complessa dell'intera serie. A differenza delle parate belliche pensate per il pubblico internazionale, questa manovra si è distinta per un profilo operativo basso ma tecnicamente devastante: circa 8 brigate aeree coinvolte e oltre 200 velivoli impiegati complessivamente, con una concentrazione senza precedenti di oltre 100 assetti schierati simultaneamente nella sola base aerea di Dingxin, nel deserto del Gobi.
La super esercitazione militare cinese
La scelta di condurre Red Sword – 2025 in un silenzio quasi assoluto, e cioè senza la copertura dei media di Stato, non sarebbe un caso, ma una precisa scelta strategica. Secondo il Center for Strategic and International Studies (CSIS), infatti, Pechino starebbe spostando il focus dalla deterrenza a scenari di combattimento reale e ad alta intensità.
L'esercitazione non mirava a intimidire un vicino, ma a testare l'integrazione tra sistemi di guerra elettronica (EW), superiorità aerea e logistica avanzata. Questo approccio riflette la volontà di perfezionare la "catena di uccisione" (kill chain) cinese: un sistema in cui droni, caccia di quinta generazione J-20 e unità navali operano come un unico organismo cibernetico, capace di saturare le difese avversarie in ambienti pesantemente disturbati.
Una simile evoluzione trova riscontro anche nell'attività della Marina (PLAN), che ha recentemente affiancato la componente aerea con una serie di manovre coordinate ma silenziose, coinvolgendo fino a 200 unità navali in zone di addestramento remoto. Come evidenziato dal Royal United Services Institute (RUSI), l’integrazione tra le navi e il contingente aereo di Dingxin suggerisce un cambio di paradigma. Cosa significa? Semplice: che la Cina non si prepara più per conflitti limitati o regionali, ma per una guerra multidominio su larga scala. L'assenza di comunicati trionfalistici non deve ingannare.
Dalla deterrenza al combattimento reale
La dottrina del "combattimento reale" promossa dal comando centrale cinese punta proprio a trasformare la capacità di proiezione in un’abitudine operativa invisibile, rendendo l'esercito pronto a passare dall'esercitazione all'operazione bellica senza preavviso, eludendo la sorveglianza satellitare e diplomatica occidentale fino a quando non è troppo tardi per reagire.
In sostanza, il silenzio operativo che ha avvolto le suddette manovre è il messaggio più
interessante rivolto a Washington e ai suoi partner regionali. Queste operazioni "in ombra" testano la reale efficacia bellica dell'esercito cinese in scenari che potrebbero presto, forse, concretizzarsi nell'Asia-Pacifico.
During PLAAF Exercise “Red Sword 2025”, more than 200 J-20/A, J-10C, J-16s, KJ-500, Y-20s, HALE UAVs were deployed across 3 bases, this was the biggest PLAAF exercise to date. pic.twitter.com/gCnmpk6yul
— PLA Military Updates (@PLA_MilitaryUpd) February 26, 2026