Il Pakistan schiererà migliaia di soldati e uno squadrone di aerei da combattimento in Arabia Saudita mentre il conflitto con l’Iran rischia una nuova escalation. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato ieri sera di aver “sospeso un attacco contro l’Iran” che sarebbe stato previsto per oggi, convocando al contempo la Situation Room per valutare le opzioni militari nel caso in cui i “negoziati seri” in corso non producano una svolta diplomatica.
Il dispiegamento militare pakistano avviene nell’ambito di un accordo di difesa reciproca tra Islamabad e Riad e rappresenta un ulteriore rafforzamento della cooperazione militare tra i due Paesi, mentre il Pakistan continua parallelamente a svolgere un ruolo di mediazione nella crisi tra Stati Uniti e Iran.
Secondo quanto riferito da fonti consultate da Reuters, Islamabad avrebbe schierato in Arabia Saudita circa 8.000 soldati, uno squadrone di caccia multiruolo JF-17 Thunder, due squadriglie di droni da ricognizione e un sistema di difesa aerea a lungo raggio. La flotta di droni del Pakistan comprende droni indigeni del tipo Shahpar, Uqab e Jasoos, oppure piattaforme di fabbricazione cinese Wing Loong e CH-4. Il sistema antiaereo inviato sarebbe invece l’HQ-9, anch’esso prodotto dalla Repubblica Popolare Cinese.
Particolarmente interessante è proprio la provenienza dei sistemi d’arma mobilitati: tutte le principali piattaforme schierate dal Pakistan sarebbero infatti di produzione cinese, circostanza che assume un certo rilievo se si prendono in considerazione le recenti dichiarazioni di Trump, secondo cui Washington avrebbe “ottenuto dalla Cina l'impegno a non fornire armi a Teheran”.
Le piattaforme verrebbero operate direttamente da personale pakistano. Non si tratterebbe dunque di una semplice missione addestrativa o simbolica, ma di una forza pienamente operativa e potenzialmente impiegabile nel caso di nuovi attacchi contro il regno saudita. Le fonti citate parlano infatti di un contingente “combat-capable”, ossia pronto al combattimento, concepito per rafforzare le capacità difensive saudite nel contesto delle crescenti tensioni regionali.
Secondo Reuters, il nuovo schieramento sarebbe stato deciso nel quadro dell’accordo di difesa firmato lo scorso anno tra Islamabad e Riad. In passato, il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif aveva lasciato intendere che tale intesa avrebbe di fatto collocato l’Arabia Saudita sotto una sorta di “ombrello nucleare” pakistano.
Il Pakistan aveva già inviato aerei da combattimento in Arabia Saudita in seguito ai precedenti attacchi iraniani contro le infrastrutture energetiche saudite. Tuttavia, questo nuovo dispiegamento — che sarebbe stato confermato da tre funzionari della sicurezza e da due fonti governative — rappresenterebbe uno dei più consistenti rafforzamenti della cooperazione militare tra Islamabad e Riad degli ultimi decenni. Le fonti lo descrivono come una “forza consistente e operativa” destinata a sostenere direttamente le forze armate saudite nel caso in cui il regno subisse ulteriori attacchi.
Il dispiegamento del contingente inviato da Islamabad arriva in una fase particolarmente delicata per il Medio Oriente, sottoposto a una crescente militarizzazione che vede la presenza contemporanea di forze statunitensi, turche, arabe e ora anche pakistane.
I rapporti tra Pakistan e Arabia Saudita affondano le proprie radici nella Guerra Fredda. I due Paesi, storicamente vicini anche agli Stati Uniti, hanno sviluppato nel tempo una cooperazione militare estremamente stretta, fondata su programmi di formazione, esercitazioni congiunte e accordi di sicurezza bilaterali.
Sebbene Riad disponga già di una difesa aerea basata sui sistemi statunitensi Patriot e THAAD, si ritiene che l’invio di un sistema HQ-9 potrebbe rispondere alla “necessità di garantire la piena interoperabilità con gli altri assetti schierati da Islamabad”. L’iniziativa giunge inoltre mentre l’Arabia Saudita continua a percepirsi esposta sia alla minaccia iraniana sia agli attacchi delle milizie regionali sostenute da Teheran. I famosi proxy che vengono chiamati alle armi ogni volta che viene lanciata una ritorsione nei confronti degli Stati Uniti, dei loro asset nella regione e dei loro partner e alleati, a partire da Israele.
Riad ha dichiarato di essere stata recentemente bersagliata da “tre droni provenienti dall’Iraq”, area nella quale operano numerosi gruppi armati filo-iraniani.
In questo contesto, il dispiegamento pakistano rappresenta sia un “messaggio di deterrenza” rivolto a Teheran, sia una misura preventiva in vista di una nuova possibile escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele.
Secondo alcuni osservatori citati da fonti israeliane, questo schieramento concordato da Islamabad e Riad contribuirebbe indirettamente anche al rafforzamento dell’architettura difensiva regionale coordinata dal Central Command statunitense responsabile dell’operazione Epic Fury, che negli ultimi mesi
avrebbe intensificato la cooperazione con i partner mediorientali nel settore della difesa aerea e antimissile. In ogni caso, tale dispiegamento segna un importante mutamento degli equilibri di sicurezza nel Golfo Persico