L’India ha intenzione di rafforzare in modo significativo le sue capacità di difesa contro i droni ostili. In che modo? Introducendo il nuovo sistema IG T‑Shul Pulse Anti‑Drone System, sviluppato interamente nel Paese da IG Defence. Secondo diverse testate indiane, tra cui The Economic Times e The New Indian Express, l’azienda, con sede a Noida, ha recentemente annunciato di aver ottenuto ordini sia dall’Esercito indiano sia dalla Marina per il suo sistema anti drone di ultima generazione. Le consegne sono previste entro circa un mese e rappresentano un passo importante nella strategia di difesa dell’India contro le minacce aeree non convenzionali. Ecco che cosa sappiamo.
Il sistema indiano anti droni
Il dispositivo è progettato per essere leggero e rapidamente dispiegabile, rendendolo adatto tanto alle truppe in prima linea quanto alla protezione di basi militari, infrastrutture critiche e asset strategici. Le notizie riportano che il T‑Shul Pulse può disturbare e neutralizzare droni ostili attraverso interferenze elettroniche su più bande di frequenza, con una portata efficace fino a due chilometri in condizioni di linea visiva.
Questo tipo di jammer elettronico opera in modo direzionale, concentrando l’energia elettromagnetica verso la minaccia target, il che dovrebbe consentire di ridurre al minimo le interferenze con le comunicazioni amiche e i sistemi sensibili presenti sulle piattaforme navali o terrestri. L’adozione di tecnologie del genere riflette un crescente orientamento verso soluzioni Make in India e l’iniziativa di autodipendenza tecnologica “Aatmanirbhar Bharat”, strategie chiave del governo per rafforzare la capacità industriale nazionale in ambito militare.
Il cuore del sistema IG T‑Shul Pulse è la sua architettura avanzata di guerra elettronica. A differenza dei jammer tradizionali che operano su singole frequenze, il T‑Shul Pulse impiega un sistema multi‑banda in grado di attaccare contemporaneamente diverse vie di comando, controllo e navigazione usate dai moderni droni. Questo approccio migliora la probabilità di neutralizzare UAV adattivi o complessi, che spesso si spostano tra frequenze diverse per eludere le contromisure.
Lo scudo di Delhi
La mobilità e la leggerezza del sistema lo rendono adatto sia per l’impiego in zone di conflitto terrestre che per installazioni a bordo di unità navali, aumentando la sua versatilità operativa. Secondo Odisha Bytes, esperti militari vedono il T‑Shul Pulse come un elemento chiave per fronteggiare i “nuovi” pericoli rappresentati dai droni impiegati per sorveglianza, disturbo o addirittura azioni di infiltrazione oltrefrontiera, che hanno assunto un ruolo sempre più centrale nei moderni scenari di guerra asimmetrica.
Inoltre, la piena progettazione, sviluppo e produzione in India consentono al paese di non dipendere da forniture estere per questo tipo critico di tecnologia, un elemento che cade in linea con l’obiettivo nazionale di aumentare l’autosufficienza nel settore della difesa. La produzione attuale è nell’ordine delle centinaia di unità, ma può essere ampliata in base alle esigenze operative delle forze armate.
L’induzione del T‑Shul Pulse avviene in un momento in cui l’India sta rafforzando le sue capacità di difesa aerea in risposta alla proliferazione di droni a basso costo ma altamente efficaci.
La diffusione di UAV per ricognizione, attacchi e altre operazioni militari ha infatti costretto i principali eserciti del mondo a ripensare le proprie strategie C‑UAS (Counter Unmanned Aerial Systems).