La Cina accelera sul fronte delle armi ipersoniche puntando su una soluzione tanto innovativa quanto inattesa: mini missili plananti ipersonici di dimensioni ridotte, progettati per essere lanciati da cannoni navali e antiaerei di calibro 80 millimetri. In base agli ultimi recenti studi accademici, si tratterebbe di proiettili “intelligenti” in grado di raggiungere velocità prossime a Mach 6 subito dopo l’uscita dalla canna, superando di gran lunga le prestazioni delle munizioni antiaeree convenzionali. Questa caratteristica consentirebbe loro di colpire caccia, droni e altri bersagli aerei oltre i 20 chilometri di distanza e ad altitudini intorno ai 10mila metri. La combinazione tra dimensioni ridotte, costo contenuto e velocità estrema riduce drasticamente il tempo di reazione per il bersaglio: un aereo nemico potrebbe infatti individuare il missile solo quando questo si trova a circa tre chilometri di distanza, lasciando all’equipaggio pochi secondi per tentare manovre evasive. Anche in quella fase finale, però, il proiettile viaggerebbe ancora a velocità ipersonica, rendendo l’intercettazione estremamente complessa.
I nuovi mini missili cinesi
A fornire ulteriori dettagli sul progetto è il South China Morning Post, che cita simulazioni al computer condotte da ricercatori cinesi: anche nel caso in cui il bersaglio compia una virata brusca, prossima ai 90 gradi, il missile sarebbe in grado di correggere la traiettoria e raggiungere una probabilità di distruzione stimata intorno al 99%. Un dato che, se confermato sul campo, potrebbe avere un impatto significativo sugli equilibri della difesa aerea. La velocità e la sezione radar ridotta del proiettile fanno sì che i sistemi di allerta tradizionali abbiano pochissimo tempo per reagire.
Inoltre, un cannone antiaereo standard può sparare circa un colpo al secondo: questo significa che, a fronte di un costo relativamente basso e di una disponibilità potenzialmente elevata di munizioni, tali sistemi potrebbero saturare le difese avversarie e, in prospettiva, sostituire parte dei missili antiaerei a corto e medio raggio. Non è un caso che alcuni analisti parlino di un possibile “cambio di paradigma” nella guerra aerea e navale, soprattutto in scenari ad alta intensità come l’Indo-Pacifico.
Il team del prof Xugang
Dietro questa capacità c’è un lavoro avanzato sul fronte della guida e del controllo. Un team guidato dal professor Wang Xugang della Nanjing University of Science and Technology ha descritto la tecnologia in un articolo scientifico pubblicato sul Journal of Naval Aviation University. Il cuore del sistema è una guida a due stadi: una fase intermedia che ottimizza la rotta mantenendo elevata l’energia del missile e una fase terminale dedicata alle correzioni di precisione. Attraverso un approccio matematico di “ottimizzazione multi-obiettivo”, i ricercatori sono riusciti a coniugare velocità, stabilità e manovrabilità.
Negli ultimi istanti di volo entra in funzione una legge di guida avanzata, definita “a struttura variabile in modalità scorrevole”, che consente al proiettile di anticipare i movimenti del bersaglio e seguirlo anche in caso di manovre molto aggressive.
Secondo gli autori, questo metodo riduce di oltre il 90 per cento il carico di manovra nella fase finale rispetto ai sistemi tradizionali, aumentando affidabilità e resistenza alle contromisure. Se queste armi dovessero entrare in produzione su larga scala, Pechino potrebbe dotarsi di uno strumento relativamente semplice ma capace di incidere profondamente sul futuro della guerra aerea.