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Missili low cost per conquistare Taiwan: come funziona la strategia cinese

La Cina punta su missili a basso costo e produzione di massa per sostenere una guerra di attrito e garantire la pressione militare necessaria a conquistare Taiwan

Missili low cost per conquistare Taiwan: come funziona la strategia cinese
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In Cina è in corso un dibattito sull’adozione di munizioni guidate a basso costo pensate per sostenere guerre lunghe e ad alta intensità come un eventuale conflitto su Taiwan. Un’analisi pubblicata sulla rivista militare cinese Ordnance Science and Technology parte da una lezione osservata negli Stati Uniti: usare armi estremamente costose contro minacce economiche è finanziariamente insostenibile. Nel Mar Rosso, ad esempio, Washington ha speso oltre 2,5 milioni di dollari per intercettare singoli droni Houthi che ne costavano poche migliaia, arrivando a un conto complessivo vicino al miliardo di dollari in un solo anno. Per questo il Pentagono sta sviluppando sistemi più economici, come i missili da crociera modulare Wolf Pack, sacrificando parte delle prestazioni in cambio di prezzi e numeri sostenibili. Secondo gli analisti cinesi, una simile “combinazione alto-basso” sarebbe ideale anche per l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), che può contare su una base industriale vasta e su una capacità di produzione di massa difficilmente eguagliabile.

Missili a volontà

Come ha spiegato il South China Morning Post, in uno scenario di guerra nello Stretto, la Cina punterebbe su un uso massiccio e coordinato di missili fin dalle primissime ore. La dottrina della “Joint Firepower Strike Campaign”, descritta in un rapporto del 2025 dell’US Army TRADOC, prevede attacchi simultanei da parte delle forze missilistiche, navali, aeree e terrestri contro nodi di comando, difese aeree, aeroporti, porti e infrastrutture logistiche nemiche.

I missili balistici, lanciati dalla terraferma, sarebbero l’ossatura di questa strategia: armi capaci di colpire lontano, in grande quantità e con precisione, fondamentali per sostenere un blocco o preparare operazioni anfibie. Tuttavia, la stessa dottrina americana sottolinea un punto critico: la profondità dei magazzini.

Secondo diverse stime, prima della guerra in Ucraina Pechino riteneva necessari tra 5.000 e 10.000 missili per sconfiggere Taiwan; l’esperienza del conflitto russo-ucraino, dominato dal consumo continuo di munizioni, potrebbe aver spinto la leadership cinese a rivedere drasticamente queste cifre al rialzo. Non si tratta quindi solo di vincere rapidamente, ma di poter sostenere il ritmo degli attacchi nel tempo.

Il grande vantaggio cinese

Sul piano industriale, la Cina parte da una posizione di forza ma non priva di fragilità. I rapporti del Dipartimento della Difesa statunitense mostrano una crescita costante dell’arsenale missilistico cinese dal 2020 al 2025, fino a rendere la Forza Missilistica del PLA la più grande al mondo tra quelle terrestri. A sostenere questo arsenale ci sono colossi statali come CASC e CASIC, che hanno ampliato personale, impianti e capacità produttive, beneficiando anche della sinergia con il settore spaziale.

Tuttavia, analisti occidentali sottolineano come la produzione resti fortemente centralizzata e tecnicamente complessa: pochi conglomerati, catene di fornitura altamente specializzate e una forte dipendenza da materiali energetici e componenti di precisione.

Questo rende il sistema efficiente in tempi di pace, ma potenzialmente vulnerabile in una guerra prolungata, soprattutto a cyberattacchi, sabotaggi o colli di bottiglia industriali. La scommessa cinese sui missili low cost nasce proprio da qui: moltiplicare i numeri, ridurre i costi unitari e trasformare la capacità industriale in un’arma strategica.

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