Nel conflitto tra Russia e Ucraina i droni non sono più un semplice supporto tecnologico, ma l’asse portante della guerra moderna. Ricognizione, attacchi mirati, missioni kamikaze: una quota enorme delle operazioni e delle perdite sul campo passa oggi da questi velivoli a basso costo e ad alta adattabilità. Dietro le linee del fronte, però, c’è un attore che non combatte direttamente ma condiziona l’esito dello scontro: la Cina. Pechino controlla la maggior parte della filiera globale dei droni commerciali e dei loro componenti critici - motori, sensori, videocamere, controller di volo, batterie - che rappresentano il cuore tecnologico dei sistemi impiegati da entrambi gli eserciti. Il risultato? Mosca e Kiev, pur combattendosi, dipendono dagli stessi fornitori cinesi. Questa centralità industriale trasforma la Cina in un vero “fulcro invisibile” del conflitto, capace di influenzare ritmi, costi e capacità operative.
La guerra dei droni
Come ha raccontato il Financial Times, questa dipendenza condivisa genera una competizione sotterranea tra Russia e Ucraina per accaparrarsi componenti cinesi sempre più sofisticati. Secondo l’inchiesta del quotidiano britannico, i fornitori cercano spesso di separare fisicamente i clienti russi e ucraini, scaglionando visite e consegne per evitare incontri diretti.
Ufficialmente Pechino si dichiara neutrale e sostiene di applicare restrizioni severe sull’export di tecnologie “dual use”. Tuttavia, fonti occidentali e ucraine citate dallo stesso FT sostengono che le aziende russe, grazie a maggiori risorse finanziarie e a una relazione politica privilegiata con la Cina, riescano spesso a ottenere forniture più stabili e persino intere linee produttive.
Le sanzioni e i controlli esistono, ma vengono aggirati attraverso intermediari, rotte alternative e società di comodo. In questo contesto, l’innovazione tecnica arriva quasi in tempo reale su entrambi i fronti: ciò che compare su un drone russo viene rapidamente replicato anche su quelli ucraini, e viceversa, alimentando una corsa tecnologica continua che ha il suo epicentro in Asia, non in Europa orientale.
Il dominio cinese
Il dominio cinese nella guerra dei droni non è quindi solo industriale, ma strategico. Secondo diverse stime, la Cina produce tra il 70 e l’80% dei droni commerciali mondiali e una quota ancora maggiore dei loro componenti chiave. Questo significa che qualsiasi strettoia, ritardo o scelta politica a Pechino si riflette immediatamente sul campo di battaglia.
L’Ucraina sta cercando di localizzare la produzione e ridurre la dipendenza esterna, ma resta vincolata alla Cina per la grande maggioranza dei pezzi essenziali. La Russia, dal canto suo, ha integrato sempre più profondamente le proprie catene di approvvigionamento con quelle cinesi, riuscendo ad aumentare in modo significativo la produzione di droni da attacco.
Insomma, a migliaia di chilometri di distanza dalla linea del fronte, le filiere di approvvigionamento russe e ucraine convergono nei grigi parchi industriali e negli anonimi grattacieli di uffici di Guangdong e Shenzhen.
Qui, infatti, le aziende che producono i minuscoli componenti che mantengono viva la guerra dei droni sono impegnate a fare affari. E a fare in modo che le due parti belligeranti non si incontrino mai nello stesso luogo di lavoro.