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"Esercitazioni ridotte con gli Usa": perché Trump rischia la frattura dello "Scudo" del Pacifico

Trump rischia di vedere indebolire l’alleanza con Seoul dopo il disaccordo sulle esercitazioni congiunte Freedom Shield. Ecco cosa sta succedendo

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Ogni primavera Stati Uniti e Corea del Sud sono soliti organizzare le esercitazioni militari congiunte più importanti della regione. Prendono il nome di Freedom Shield e sono un test di prontezza che la Corea del Nord considera come una “prova di invasione”. Quest’anno, tuttavia, Seoul ha proposto di ridurre la portata delle manovre, con il presunto obiettivo di aprire una finestra diplomatica con Pyongyang chiusa dal 2019. Il governo sudcoreano ha suggerito a Washington di limitare la concentrazione di truppe e mezzi pesanti in un’unica fase e di distribuire gli addestramenti lungo l’anno, per diminuire l’impatto percepito da Pyongyang. La proposta, però, si sarebbe scontrata con la posizione degli Usa, che non avrebbe alcuna intenzione di accettare tagli a esercitazioni già pianificate da tempo e costose in termini di logistica e mezzi.

Le esercitazioni della discordia

La decisione di posticipare il briefing congiunto sulle esercitazioni riflette le tensioni tra i due alleati. In tutto questo, la Corea del Sud insiste sul fatto che l’esercitazione si svolgerà regolarmente, concentrandosi sul trasferimento del controllo operativo in tempo di guerra dalla US Forces Korea alle forze sudcoreane, un passaggio chiave della cooperazione militare bilaterale.

Secondo il South China Morning Post la frattura tra Washington e Seoul andrebbe però oltre le singole esercitazioni, inserendosi in un contesto più ampio di attriti. La Corea del Sud, per esempio, sta cercando di riformulare la propria politica di sicurezza, allontanandosi dall’approccio del passato per favorire una convivenza più pacifica con il Nord.

Questa strategia include iniziative legislative che aumentano l’autonomia di Seoul nella zona demilitarizzata e critiche formali a episodi come lo stand-off tra aerei americani e cinesi nel Mar Giallo, non coordinati preventivamente con l’esercito sudcoreano. Ebbene, vari analisti ritengono che l’esposizione pubblica di tali frizioni rischia di minare l’alleanza strategica e la credibilità della deterrenza americana nella regione, mentre la Corea del Nord mantiene il suo programma nucleare e prosegue con esercitazioni e dimostrazioni di forza.

Cosa rischiano gli Usa di Trump

Il rischio per gli Stati Uniti e per la leadership di Donald Trump, che ha espresso interesse a riaprire canali diplomatici con Pyongyang, è di vedere compromesso lo “Scudo” Pacifico, uno dei pilastri statunitensi della sicurezza nella regione. Trump, dal canto suo, ha già ridotto le esercitazioni in passato, facilitando i primi summit con il leader nordcoreano Kim Jong Un, ma la diplomazia non ha prodotto risultati concreti sulla denuclearizzazione.

Ora, con tensioni accumulate tra Seoul e Washington, le esercitazioni ridotte potrebbero essere interpretate come un indebolimento della cooperazione militare e un segnale ambiguo per Pyongyang, mentre il governo nordcoreano consolida il proprio deterrente nucleare e strategico.

La

partita su Freedom Shield diventa così un banco di prova della solidità dell’alleanza, della capacità di coordinamento tra Corea del Sud e Usa della gestione dei delicati equilibri militari e diplomatici nell’area.

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