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“Ha trasformato jet in droni suicidi”: la strana strategia della Cina

La Cina potrebbe usare vecchi caccia trasformati in droni suicidi per saturare le difese nemiche e cambiare le regole della guerra aerea

“Ha trasformato jet in droni suicidi”: la strana strategia della Cina
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La Cina starebbe trasformando alcuni suoi vecchi caccia in droni kamikaze da utilizzare in future ed eventuali sortite nello Stretto di Taiwan. Le immagini satellitari mostrano una presenza anomala di velivoli obsoleti accanto a jet moderni nelle basi costiere del Dragone, suggerendo che questi aerei militari, ormai vecchi per il combattimento, possano essere destinati a un ruolo completamente diverso. Ecco che, in un eventuale conflitto - soprattutto durante le prime fasi delle ostilità - velivoli del genere potrebbero essere utilizzati in massa per saturare le difese nemiche.

Da jet a droni kamikaze

Secondo quanto riportato dal National Institute of Defense Studies (NIDS), un think tank legato al ministero della Difesa giapponese, la Cina avrebbe già avviato un processo sistematico di conversione dei vecchi caccia J-6 - derivati dai MiG-19 sovietici degli anni '60 - in droni senza pilota destinati ad attacchi kamikaze.

L’elemento chiave non è tanto la capacità distruttiva del singolo velivolo, quanto il loro impiego collettivo: decine, se non centinaia di questi aerei potrebbero infatti essere lanciati simultaneamente contro obiettivi sensibili o sistemi di difesa aerea, costringendo il nemico a consumare rapidamente missili intercettori. In questo scenario, anche velivoli tecnologicamente superati diventano strumenti efficaci in una strategia di logoramento. Le osservazioni satellitari indicano inoltre l’esistenza di basi interne dove questi aerei vengono stoccati in grandi quantità, pronti a essere redistribuiti verso le basi avanzate lungo la costa.

Il punto cruciale è che questa strategia non nasce dal nulla, ma si inserisce in una lunga tradizione cinese di riutilizzo e adattamento delle piattaforme militari. Già in passato, velivoli dismessi erano stati convertiti in droni bersaglio per esercitazioni, fornendo una base tecnica per sviluppi più avanzati. Oggi, però, l’uso previsto appare molto più ambizioso: non più solo addestramento, ma vero e proprio (ipotetico) impiego operativo in scenari reali di guerra.

Obiettivo Taiwan

Come ha sottolineato ancora il NIDS, in un conflitto ad alta intensità, come quello ipotizzato nello Stretto di Taiwan, la capacità di saturare le difese avversarie potrebbe fare la differenza nelle fasi iniziali, aprendo la strada a operazioni più sofisticate condotte da caccia di ultima generazione e missili di precisione. Non solo: il basso costo relativo di questi sistemi rispetto alle armi avanzate li rende particolarmente adatti a una strategia di massa, in cui la quantità diventa un moltiplicatore di efficacia.

In prospettiva, quindi, questa dottrina potrebbe ridefinire il modo in cui vengono concepite le guerre aeree, affiancando i classici scontri tra velivoli altamente tecnologici a campagne di saturazione basate su piattaforme “sacrificabili”.

Nello specifico, la suddetta strategia cinese potrebbe rappresentare un’evoluzione significativa, capace di mettere in difficoltà anche i sistemi di difesa più avanzati. E di sollevare interrogativi sulla sostenibilità delle attuali dotazioni missilistiche e di difesa aerea di Taiwan (e non solo).

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